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Di Giorno e Di Notte

Pédale Douce - 1h 42'



Il press-book (quel depliant che danno alle anteprime della stampa con tutti i dati sul film) di questo film apre così: "Di Giorno e Di Notte è semplice come la vita. Adrien è un uomo che ama gli uomini, ma ama anche una donna che, a sua volta, ama un uomo che non ama gli uomini." Poi continua con la descrizione degli altri personaggi, con la stessa formula. Indi conclude "Di Giorno e Di Notte è complicato come i sentimenti." Un'ottima presentazione, molto affascinante, che rende l'ingarbugliata serie di situazioni in cui siamo catapultati nel film. Ma come quella descrizione dei personaggi del film è data da una serie di giri di parole, così risulta il film, che alla fine gira sempre intorno allo stesso argomento, alla stessa idea. Fatta quasi subito la rivelazione sul tipo di vita, doppia, che conducono i personaggi del film, accorciando il tempo classico da commedia degli equivoci, che porta all'agnizione, non ci si stacca più da quella formula, la stessa situazione scandalosa si ripete all'infinito, così come più di una volta si ripetono ogni lasciata e ripresa, spesso repentine e poco giustificate, da parte dei due amanti principali del film (è vero che accade anche nella vita, ma queste situazioni di solito interessano solo chi le vive di persona, gli altri, gli spettatori, si annoiano tutti quasi subito).

La storia, che ha ricevuto una nomination ai Césars (gli oscar francesi) per la miglior sceneggiatura non originale, narra in maniera dolce-amara, ironico-sentimentale, della vita di alcuni personaggi che si ritrovano a dover fare i conti con una serie di contraddizioni, che non sono soltanto la diversa e opposta vita che è costretto a vivere un omossessuale (Adrien) che il giorno deve nascondere la sua tendenza in un abito gessato mentre la notte puo' togliersi la maschera ed essere finalmente libero, ma il contrasto ancora più profondo che nasce dal fatto che in realtà quest' uomo che ama gli uomini è innamorato profondamente di una donna (Eva) che ha sempre considerato come la sua migliore amica. Il film parla anche di Alexandre che è profondamente attratto da Eva, ricambiato, ma che non riesce ad abituarsi al tipo di vita che conduce lei; di Eva rispetto ad Alexandre, che da belva ferita si scaglia sempre addosso alla sua vittima, ma per uscirne lei più dolente che mai; della moglie di Alexandre (la brava Michèle Laroque che ricordiamo in La Crisi, Nelly e Mr. Arnaud, Il Marito della Parrucchiera) che fa di tutto per essere comprensiva e riprendersi il marito finché lo crede omosessuale e solo alla fine capisce innamorato di un'altra donna; di André, un altro omossessuale che lavora con Adrien, che prima di scoprire che anche il suo collega è gay e lasciarsi andare, era stato costretto per tanto tempo a fingere di essere diverso da quello che era.

Ma di tutto il film il rapporto più bello più profondo più dolce e più sensuale, e meglio raccontato, è proprio quello tra Eva e Adrien, rispettivamente Fanny Ardant e Patrick Timsit. Che fascino la Ardant! E con quale splendida naturalezza, lei, la signora della porta accanto, la profonda attrice drammatica, si cala in un ruolo comico, scanzonato, anche se nei momenti più intensi è a lei demandato il compito di tenere alta l'emozione; la raffinata Fanny trasformata nella padrona di un locale per travestiti spogliarellisti, gay, transessuali, sempre con addosso lo stesso vestito, gonna rossa giacca blu, o con un vestito leopardato.. è assolutamente irresistibile. Non stupisce che abbia vinto il César come miglior attrice del 1996. Candidato era anche il protagonista, Patrick Timsit. Da ricordare soprattutto per il ruolo del tenero barbone in La Crisi di Coline Serrault, affezionato ai ruoli comici, Timsit ha contribuito alla stesura della sceneggiatura con il regista stesso (Gabriel Aghion) e Pierre Palmade ed anch'egli si cala benissimo nei panni di questo personaggio tragicomico, mettendoci al momento giusto quella buona dose di ironia e di versatilità che ogni attore dovrebbe avere, quel cocktail di attaccamento e distacco dal proprio personaggio e riuscendo a comunicare emozione quando la storia approfondisce il suo personaggio, rivela le sue più intime sensazioni, paure, emozioni. Il suo personaggio e quello della Ardant sono in realtà gli unici a godere di uno sviluppo e di un approfondimento, restando gli altri solo delle macchiette protagoniste di gags.

Insomma per dirla tutta il film risulta un po' incompleto, un po' insoddisfacente, anche se il suo principale intento era solo quello di far ridere, come dicono gli autori, e ci riesce abbastanza. A proposito, sempre come sottolineano gli autori questo non è un film 'militante' rispetto alla condizione gay, ai suoi problemi, agli sbagli e ipocrisie della società, anche se proprio su questo punto è incentrata la contraddizione di Di Giorno e Di Notte (lo dice il titolo stesso). Essendo l'intento principale quello di far ridere il film assomiglia più al Vizietto che a Stonewall (il film di Nigel Finch, uscito l'anno scorso, sul mitico locale gay chiuso negli anni '70, lo Stonewall appunto). Segue quindi il filone dell'eccessivo, del ridicolo, ma senza mancare di rispetto agli omosessuali, i quali, pare, invece si siano risentiti, in Francia (a detta degli autori perché il film non è stato costruito come un film di denuncia). Ma in effetti questo film, come dice Patrick Timsit, non è un film sull'omossessualità, ma sulla dopppia vita e quindi sulle contraddizioni, i paradossi a cui ti mette di fronte, le ipocrisie sociali e quelle intime. E la scelta morale che è stata fatta è quella di dare ragione a tutti, di non dare niente per scontato, di parlare di sentimenti, per quello che sono, cercando di abbattere paure e barriere. Ed è per questo un film che può parlare a tutti e far divertire tutti.

© 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo



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