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Paul, Mick e Gli Altri

1h 32'

Regia: Ken Loach

Che cos'è un uomo in rivolta?

Un uomo che dice no.

Albert Camus (L'uomo in rivolta)


Molti definiscono il tema unico del cinema di Loach la classe lavoratrice, altri, ancor meno attenti, concludono che da trentaquattro anni diriga lo stesso film. Diciamo subito che il percorso di Loach - iniziato nel lungometraggio con Poor Cow (1967) - non è così semplice (come inserire, se non a forza, film come Family Life, Ladybird, Ladybird, Fatherland, solo per citarne alcuni, in questo presunto unico tema?). La verità è un'altra. Se esiste un tema unico che lega la filmografia del regista anglosassone, è quello di un'umanità che vive quotidianamente il dramma dell'esistenza come sopravvivenza, storie spesso proposte da persone come l'ex ferroviere Rob Dawber o l'ex lavoratore edile Bill Jesse per Riff Raff (entrambi morti prima di vedere il film). Non un unico argomento, ma per Loach l'Argomento che motiva il suo fare cinema, dove il gruppo o la classe è sinonimo di forza e appartenenza (non a caso Loach lavora da anni in gran parte con lo stessa troupe tecnica, come per es. Barry Ackroyd, alla fotografia da Riff Raff, 1991, e Jonathan Morris, al montaggio da Fatherland, 1986). Detto questo, veniamo a Paul, Mick e Gli Altri - tanto è infelice il titolo italiano rispetto a quello originale, The Navigators, che ha un significato imprescindibile dal contenuto del film.

"La domenica non si timbra in uscita. Si lavora e basta."
1995. Anno zero della privatizzazione delle British Railway, le ferrovie britanniche. Paul e Mick come ogni giorno iniziano il loro turno di lavoro ignari, come i loro compagni, della fine di un epoca: quella della sicurezza del posto di lavoro. Ad ognuno è consegnata una busta. Possono decidere se continuare a lavorare per la nuova azienda, che nel giro di pochi giorni cambia nome due volte, o se accettare l'indennizzo e dimettersi. Paul si è separato dalla moglie e vive da Mick, entrambi hanno una famiglia da mantenere.

Cronaca di un processo di rassegnazione. E' di questo che ci parla il film in questione. La frase di Camus, che sinora ben si addiceva ai personaggi di Loach, sembra aver perso significato per Paul, Mick e gli altri. Diversi da Steve, il protagonista di Riff Raff, questi lavoratori costretti alla disoccupazione, alla perdita dei propri diritti, a morire per inadempienza delle più elementari regole di sicurezza, gettano la spugna ancor prima di afferrarla.
Si può attuare un confronto con Riff Raff, ma solo per opposizione. In Riff Raff il sindacato era ormai uno sparuto reperto del passato dove solo un suo rappresentante cercava di creare coesione, qui il sindacalista non prova nemmeno a coalizzare i compagni; lì la solidarietà si reinventava su presupposti nuovi e aideologici, qui non vediamo mai tutto il gruppo insieme - nella bevuta al pub uno rimane fuori a controllare il camion dell'azienda -; lì la morte di un compagno e l'arresto di un altro fa scattare la miccia esplosiva, qui si pensa solo a nascondere il reale motivo dell'incidente mortale per non perdere altre occasioni di lavoro. Così l'ironia - l'addetto alle pulizie che diviene "libero professionista" sull'onda dell'esigenza e della privatizzazione selvaggia -, il chiacchiericcio del gruppo che si confronta, che si unisce, che offre sicurezza l'uno all'altro - la morte avviene perché il lavoro è svolto in modo solitario, perché ognuno fa il lavoro di due -, lasciano il passo all'individuo perso nella propria solitaria lotta per sopravvivere. Quello che rimane è un video sulla meraviglia della flessibilità e del privato, proiettato a dei lavoratori cui non è stato dato il tempo per capire, per rendersi conto di ciò che gli accadeva; quello che rimane è un'agenzia che procura lavori saltuari (niente cassa malattie, niente ferie pagate, niente di niente) da svolgere velocemente e bene quanto basta per superare la concorrenza, dove l'esperienza non conta.

Loach ci racconta tutto questo con lo stile di sempre. M.d.p. non intrusiva, ricerca dell'espressione e del gesto fuggevole nelle scene collettive, uso del teleobiettivo come ulteriore strumento indagatore di una macchina-cinema che tende all'invisibilità, l'importanza dei rumori off come ideale ampliamento dell'inquadratura. Docu-drama, come è definito quel cinema che si avvale del codice visivo del documentario per narrare la realtà, che Loach conosce molto bene (fu protagonista di una diatriba tra pro e scettici negli anni '70).
Paul, Mick e Gli Altri, ossia i navigatori solitari nel mare tempestoso del libero mercato, si chiude senza una speranza - una svolta nel cinema di Loach, o forse solo un momento di riflessione. Si chiude senza una storia d'amore coinvolgente, una vita privata che s'intrecci alla vicenda collettiva. Senza un personaggio che ci guidi nella storia (anche noi ci sentiamo abbandonati), che si modifichi durante il tempo di un film per giungere nel finale consapevole di una nuova forza.
"Ci vediamo al funerale". Buio.

© 2001 reVision, Emanuela Liverani