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Che Pasticcio, Bridget Jones!Bridget Jones: The Edge of Reason - 1h 48'
Regia: Beeban Kidron Ci si aspettava qualcosa di più dall'atteso ritorno sugli schermi di un personaggio come Bridget Jones, la trentenne a dieta forzata
in cerca di marito e riscatto che, nel 2001, con il suo Diario aveva conquistato successo di pubblico,
incassi milionari e nomination all’Oscar.Ma nel secondo episodio, Che Pasticcio, Bridget Jones, qualcosa non funziona e si finisce, ben presto, col rimpiangere la veccia Bridget: tenera e desiderabile, rotonda ma piacevole, autoironica e piena di innocui vizi. Nel sequel firmato da Beeban Kidron, al timone dell’operazione dopo aver sostituito Sharon Maguire, Bridget (una Renee Zellweger fin troppo straripante dopo mesi di cura ingrassante) è fidanzata da sole sei settimane con l'impeccabile Mark Darcy (Colin Firth), e già non fa che tormentarsi per la paura che l'uomo della sua vita le scappi. Le imbarazzanti figuracce davanti a colleghi e amici di Mark sembrano non poter nulla contro il rapporto così fortemente voluto dai due ma è il tarlo della gelosia, nutrito dal continuo apparire al fianco di Mark dell’affascinante Rebecca (Jacinda Barrett), unito agli sconsiderati consigli degli amici Shazzer (Sally Phillips), Tom (James Callis) e Jude (Shirley Henderson), a portare i due piccioncini alla rottura. Un servizio televisivo in Thailandia al fianco dell'ambizioso Daniel Cleaver (Hugh Grant), ricondurà il pensiero all’impenitente vita da single appena abbandonata e invischierà l’inconsapevole Bridget nella tela di un errore giudiziario da cui solo l'amore e la dedizione di Mark riusciranno a tirarla fuori. Il tutto animato dagli ormai canonici cazzotti tra i due contendenti, dal ritorno di fiamma dei genitori di Bridget e dalle disavventure fra il comico e il grottesco dell’imbranata giornalista (come la discesa in paracadute in un porcile ripresa in diretta televisiva). Tratto dal bestseller omonimo di Helen Fielding, in cui si racconta con ironia dissacrante le difficoltà di una ex single dei nostri giorni
(anche se con meno verve che nel primo capitolo), il film non sempre funziona e si inceppa su dialoghi che non brillano, perdendo la freschezza
anche per gli interpreti che riciclano con poca convinzione i cliché recitativi già utilizzati. Ma è l’evoluzione stessa del carattere principale
a lasciare un po’ perplessi: avevamo amato una ragazza bizzarra e insicura che affrontava la vita con ingenuità, andando all’arrembaggio e
rischiando, per questo, di risultare fuori posto ma che aveva il coraggio di difendere tutta la sua inadeguatezza come qualcosa da rispettare.
La ritroviamo in avventure senza crisma e cervello: come quando insegna le coreografie di Madonna alle carcerate thailandesi, o rifornisce le
sue compagne di cella di reggiseno push-up e libri sul sesso. Insomma, ci si può anche divertire con il poco che è offerto, ma bisogna evitare
paragoni con la prima avventura della cicciotella londinese più amata del pianeta e lasciarsi trascinare dalle bellissime cover che animano
l’accompagnamento musicale della pellicola.
© 2005 reVision, Elisa Schianchi |
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