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La Parola Amore Esiste1h 20' Nell'era della tecnologia e della massificazione, delle pretese immediate e delle apparenti
certezze assolute, dietro alle quali è il puro trionfo dell'incertezza a nascondersi, fra valori scomparsi e punti fermi annullati,
quel che maggiormente spaventa l'uomo contemporaneo sono le cose fino a ieri ritenute semplici, naturali: il doversi raffrontare
con gli altri, i rapporti con i propri simili, l'amore. Bombardato da falsa informazione ed insinuante pubblicità, cresciuto
nel culto dell'individualismo e dell'arrivismo più frenato, fra miraggi di bellezze irraggiungibili e certezze di facili ed
appaganti rapporti sessuali, quest'uomo, improvvisamente, sembrerebbe aver perso la capacità o la voglia di provare sentimenti
profondi e duraturi, e, in ultima analisi, di amare. Ed è il concetto di amore, questa parola sul cui significato e sulla
cui valenza attuale viene quindi spontaneo interrogarsi, ad essere affrontato da Mimmo Calopresti nel suo secondo lungometraggio,
dopo essersi già avventurato, con La Seconda Volta, in un'esplorazione che potremmo definire quasi psicanalitica dell'universo
terroristico dell'Italia degli anni settanta e dei suoi profondi riflessi nelle vite di vittime e carnefici.
Angela (Valeria Bruni Tedeschi, vera e propria icona del cinema di Calopresti) è una ragazza di buona famiglia sulla trentina che passa le sue giornate fra regolari sedute con un distratto psicanalista (lo stesso regista in un piccolo cammeo) e mille piccole angosce e preoccupazioni (ed il suo camminare con circospezione sulle strisce pedonali facendo bene attenzione a dove mettere i piedi, le sue ossessioni per i numeri e le strane interpretazioni date ai colori non possono che fare tornare alla mente un altro splendido "disadattato" di questa stagione cinematografica, il Melvin interpretato da Jack Nicholson di Qualcosa E' Cambiato). Angela, complice una secondo lei felice combinazione di elementi, è convinta di aver finalmente incontrato la persona giusta per lei, l'uomo da amare (Fabrizio Bentivoglio): peccato che lui, Marco, non lo sappia e che anzi, in un eterno gioco di equivoci, si sia invaghito di una sua giovane allieva, a sua volta innamorata, ma non ricambiata, di un promettente studente di violoncello. Attorno a loro un microcosmo di piccoli e grandi amori, talvolta felici, talvolta quasi impossibili. Ci sono le amiche di Angela, quella che non sa decidersi fra due uomini e quella che di rapporti non riesce a gestirne neanche uno solo, ci sono la giovane figlia di Marco ed il suo ragazzo, la paziente conosciuta in clinica ed il suo avvocato (Gerard Depardieu), ci sono uomini e donne che si amano o che cercano di amarsi; per loro, per Angela, e in fondo anche per tutti noi, La Parola Amore Esiste procede verso un finale aperto ad ogni soluzione, ma comunque carico di speranza. Quella che Mimmo Calopresti mette insieme è una miriade di piccole storie quasi minimali, facendo
muovere i suoi personaggi in un'atmosfera impalpabile e quasi asettica, essendo sua intenzione non quella di raccontare una
storia nel suo svolgimento, ma di fare emergere le emozioni più recondite, i sentimenti e le paure della gente comune, laddove
ad una più o meno generalizzata instabilità emotiva viene associata una costante ricerca di stabilità affettiva. Il risultato
è un film con una sensibilità tipica di certo cinema d'oltralpe, di certo lodevole nelle intenzioni, ma fin troppo semplicistico
nel suo peraltro contorto sviluppo, un film che non riesce in alcun modo a colmare i vuoti che esso stesso crea, così come
spesso incolmabili sono quei vuoti dell'animo umano che anche il Calopresti psicanalista non ha più la forza di affrontare.
© 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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