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Parla Con LeiHable Con Ella - 1h 52'
Regia: Pedro Almodóvar Il grande sipario teatrale si apre per mostrare uno spettacolo di danza di Pina Bausch, Cafe Muller. Sulla scena completamente
piena di sedie e tavoli di legno due donne con gli occhi chiusi e le braccia distese si muovono al ritmo di "The Fairy Queen" di Henry Purcell. I loro movimenti
sono ripetuti sfasati di poco, una donna imita i gesti dell'altra in una danza che sembra liberarsi davanti ad uno specchio deformante. Sul palco un uomo scansa le
sedie e i tavoli impedendo che questi ostacoli vadano ad intralciare i movimenti sgraziati delle due ballerine. Tra gli spettatori due uomini si trovano seduti
accanto casualmente. Ancora non si conoscono. Sono Benigno, un giovane infermiere, e Carlo, uno scrittore di poco più di quaranta anni. Lo spettacolo provoca una tale
emozione in Marco da farlo iniziare a piangere. Benigno riesce a vedere le lacrime di Marco nell'oscurità della platea. Vorrebbe dirgli che anche a lui lo spettacolo
provoca una forte emozione, ma non osa interrompere il pianto del suo vicino.
Alcuni mesi più tardi i due uomini tornano ad incontrarsi nella clinica "El Bosque". Una clinica di degenza privata dove lavora Benigno. La fidanzata di Marco, Lydia, torera di professione, è in coma dopo essere stata trafitta da un toro durante una corrida. Benigno si occupa delle "esigenze" di un'altra donna in coma, Alicia, una giovane studentessa di danza. Quando Marco passa per caso davanti alla porta della stanza di Alicia, Benigno non esita a fermarlo. E' l'inizio di una intensa e profonda amicizia tra due uomini. Durante il tempo sospeso, intrappolato all'interno delle pareti della clinica, la vita dei quattro personaggi fluttua in tutte le direzioni, passato, presente, futuro, legando i quattro ad un insospettabile destino. Parla Con Lei si può riassumere attraverso l'analisi di tre verbi ed un sostantivo che costituiscono i gangli narrativi ed emotivi dell'ultima opera di Pedro
Almodóvar. I tre verbi cardine sono: simulare, imitare, ripetere. Il sostantivo che fornisce la base, il soggetto, alle diverse declinazione dei tre verbi è sicuramente
uomini. Lungo tutta la durata del film l'alternarsi di questi tre verbi costituisce il sottile filo che lega non soltanto le due esasperate storie d'amore tra i quattro
protagonisti, la bella amicizia tra Benigno e Carlo, ma soprattutto il rapporto, continuamente mostrato e messo in evidenza, che lega la vita reale alla vita idealizzata
rappresentata dall'opera d'arte, sia essa un balletto, una piece teatrale un film muto in bianco e nero.
Il primo verbo ad essere analizzato e declinato è simulare. Lo spettacolo teatrale di Pina Bausch su cui si apre il film simula e sintetizza in pochi minuti la vicenda amorosa che vedrà coinvolti di lì a poco tempo i due attenti spettatori, Carlo e Benigno. Le donne da loro amate, la torera Lydia e la giovane ballerina Alicia, si trovano esattamente nella stessa situazione delle due ballerine sul palco. Occhi chiusi e mani tese in cerca di aiuto, di qualcuno che scansi gli ostacoli della loro situazione di morte apparente. Due donne in coma che a prescindere dalla loro passività provocano negli uomini le stesse gioie, le stesse tensioni, passioni e gelosie come se fossero in piedi con gli occhi aperti a parlare e discutere animatamente con i loro interlocutori. Esattamente come sul palco le due ballerine, le due vicende amorose, si riflettono l'una nell'altra, sfasate solo di un discreto lasso temporale, dato il perdurante stato di coma di Alicia e il recente incidente di Lydia. Nella prima parte del film l'arte, l'opera d'arte, simula e anticipa gli avvenimenti della vita reale. Le due ballerine sono Alicia e Lydia, Benigno e Marco gli uomini che scansano in continuazione sedie e tavoli per facilitare il loro percorso. Il secondo verbo preso in considerazione dal film è imitare. Improvvisamente verso la metà del film irrompe sulla scena un breve film muto in bianco e nero: "Amante Menguante".
Film a cui assiste Benigno che racconta la storia di due amanti, una scienziata e il suo giovane innamorato. A causa di un esperimento mal riuscito l'uomo amato viene
trasformato in un essere umano di piccolissime dimensioni. Dopo varie vicissitudini i due giovani si rincontrano per consumare il loro amore in una stanza d'albergo.
L'uomo, dopo aver vagato sul corpo della donna come su di un territorio sconosciuto, entra letteralmente all'interno del corpo dell'amata attraverso l'apertura vaginale.
Un gesto di completo abbandono e completo amore verso l'anima gemella. Benigno rimane molto turbato dalla visione del film. Il suo amore platonico nei confronti di Alicia
si trasforma anche in amore fisico. Benigno imita l'amante di "Amante Menguante" e violenta Alicia, penetra fisicamente oltre che mentalmente nel suo corpo, lasciando
incinta la giovane in coma. Il cinema, e quindi la sua importazione nella vita reale, è per Almodóvar una invenzione meravigliosa. Un evento miracoloso capace di innescare
il processo di resurrezione di Alicia anche se a discapito della sopravvivenza del figlio e della incarcerazione e morte di Benigno. L'evento miracoloso del film, l'uscita
dal coma di Alicia, è frutto della imitazione da parte della vita, degli uomini reali, di un opera cinematografica e degli attori che le permettono di esistere.
Lo spettacolo di danza finale "Musarca Fugo" ripete con nuovi attanti lo spettacolo iniziale. Morto Benigno e resuscitata la giovane Alicia è quasi d'obbligo che il primo incontro tra Alicia e Carlo avvenga durante lo svolgimento di uno spettacolo teatrale. Il loro ritrovarsi in una platea ripete il primo incontro tra Benigno e Carlo. Lo stesso svolgimento dell'opera teatrale dove ai tristi sospiri per la morte di Benigno si sostituisce la gioia del ricongiungimento della coppia rimasta al ritmo e con i passi danzati di una mazurca, segna indissolubilmente il compenetrarsi vicendevole tra realtà e finzione, tra vita reale e opera d'arte. A fungere da soggetto a questi tre verbi sono sicuramente gli uomini, Benigno e Carlo i veri protagonisti del film. Uomini capaci di lunghi monologhi di fronte alla completa assenza di qualsiasi significativo cenno di risposta da parte delle loro amate, capaci di comunicare parlando da soli, di trasformare come per magia i monologhi in discorsi. Uomini che piangono in continuità perché incapaci di esprimere le loro emozioni e che smettono di piangere nel momento in cui riescono a raccontarsi nel silenzio di una amata ridotta in coma in un letto di ospedale. Uomini che solidarizzano tra di loro quasi fossero segreti amanti, capaci di percorrere grandi distanze in poco tempo pur di aiutare un amico in difficoltà. Uomini capaci di asciugare e rendere essenziale lo stile di Almodóvar, di renderlo più intimo ed interiore. Verbi e sostantivi sono gli elementi essenziali di una frase, di un discorso, di un monologo. Non è certamente un caso se Parla Con Lei è un film costruito declinando solo tre verbi più o meno simili e concentrandosi su di un unico sostantivo. La frase ridotta ai minimi termini, il cinema riportato alla sua essenza più pura. © 2002 reVision, Fabrizio Pirovano |
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