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Cantando Dietro I Paraventi

1h 40'

Regia: Ermanno Olmi



Al di là delle storie, ufficiali e non, esiste, per fortuna, il pudore dell’anima. L’onestà rocambolesca dei pirati è opposta alla disonestà malefica e perversa dei potenti. Olmi ha dunque firmato un film politico, contro le "conventicole" (per dirla come Castellitto nell’ultimo film di Paolo Virzì, Caterina Va In Città)? Contro gli affari loschi e continui per cui tutto il mondo è paese... Ma Cantando Dietro I Paraventi non è certo ammirabile e coinvolgente per le retoriche didascaliche, (sovra)esposte, alle quali il testo si piega. Il senso "rivoluzionario", "ribelle", va cercato ancora nell’articolazione visiva. Che è aliena dalle composizioni standard degli audiovisivi contemporanei. Cantando Dietro I Paraventi potrebbe essere considerato come alcune celebri opere di Peter Greenaway (I Misteri Del Giardino Di Compton House, Il Cuoco, il Ladro, Sua Moglie e l’Amante, L’Ultima Tempesta), nelle quali la letterarietà si confonde con i cromatismi pittorici e le ossessioni psicologiche del sogno. Senza dimenticare l’indicazione fondamentale: la quinta teatrale che aggiunge una distanza, un distacco critico nello sguardo, eliminando quella partecipazione emotiva che spesso è il trucco più sordido del cinema (epater, immedesimazione, ecc.). Lucidamente, Olmi costruisce una serie di suggestioni, di forti impressioni visive: la Pirateria avventurosa e crudele sui mari; il cinico Potere imperiale che regola i fili di tutti i commerci; l’umanità disperata, segnata da cicatrici d’ogni genere. E poi altri elementi come il narratore Bud Spencer, che sembra spuntare sempre da un’altra parte, dal luogo misterioso di un’esperienza forte, vissuta sulla pelle (l’anzianità che corrisponde a prudenza, saggezza); il giovane studente di astronomia, incarnazione di una vita che inizia a procedere verso zone inesplorate per ritrovarsi in spazi oscuri che mai avrebbe immaginato.

I percorsi di questo cinema sono liberi di fissarsi sui dettagli più vari e minimi. La bellezza composta, ascetica, di alcuni personaggi, a poco a poco figura un antieroismo di carne e spirito, lontano dagli immaginari di potenza occidentali. I messaggi che volano sugli aquiloni sono il segno manifesto di un’altra comunicazione possibile. Perché non pensare alle flotte immense degli eserciti occidentali, muniti di gigantesche bocche di fuoco? Qui siamo vicini all’utopia di un’altra ipotesi di combattimento, quella della parola, dell’incontro e, perché no, del perdono. Chiaro, didascalico, Cantando Dietro I Paraventi, è un’immersione placida, sorridente, dentro la poesia degli elementi del cosmo. Basterebbe l’immagine del nostromo che scruta la notte, i bagliori magici della luna, il luccichio fantasmagorico delle stelle, l’incurvarsi repentino dell’onda. Ed una messa in scena che gioca di continuo tra il realismo delle ambientazioni e la virtualità dei fondali di cartapesta. Come se le verità si confondessero eternamente, accumuli vicini e lontani di impressioni, presenze spettrali. Tutto il cinema di Olmi sembra l’apparizione più o meno improvvisa d’ectoplami, di presenze fantasmatiche che lottano, faticano, per diventare materia corporea. Quando si avvicinano all’entità fisica riconoscibile, subito dopo tendono a scomparire nuovamente, immagini e suoni nascosti dietro enigmatici paraventi.

© 2003 reVision, Andrea Caramanna