Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



La recensione dalla 59^ Mostra di Venezia
di Fabrizio Pirovano clicca qui!


Era Mio Padre

Road To Perdition - 1h 57'

Regia: Sam Mendes



Nascosta ogni dimensione ulteriore di senso, Sam Mendes, in questa cupa storia di colpe senza riscatto, di anime perdute, dove un killer della mafia, Michael Sullivan (Tom Hanks), è costretto a difendere il figlio dodicenne Michael jr. (Tyler Hoechlin), colpevole di aver assistito ad un omicidio scomodo e a vendicare la moglie (Jennifer Jason Leigh) e l'altro figlio, morti per ordine del vecchio boss John Rooney (Paul Newman), prevale una dimensione orizzontale, incapace di pensare l'altro da sé, ciò che si nasconde al di là del proprio chiuso orizzonte esistenziale.
E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che tutti i personaggi - con l'eccezione di Michael jr. - vivono come una colpa la somma dei propri tratti psicologici, quasi al di là del sensibile non esistesse che il vuoto di senso imposto da un destino inaccessibile, sordo a qualsiasi domanda possa giungere da un mondo senza pietà, che non sa pensare il proprio superamento.

L'ordine economico viene così ad essere l'unico vero ordine possibile e ciò che sta oltre, le tante domande senza risposta, diventa ciò che non riesce a negare l'esistente, perché il ruolo che si indossa fa parte di una recita che non prevede improvvisazioni, battute impreviste.
Al punto che perfino il male viene ad essere ciò che ha mille risposte da dare, senza fare riferimento a nessun domanda di senso inevasa, perché il gioco è solo questo, è quello che conosciamo da sempre e il mondo non ha più presagi da offrire, scarti che possano far deviare le nostre esistenze dalle rotte già tracciate da una volontà che non conosce che debolezze, mai ravvedimenti, ripensamenti, interrogazioni che sappiano riempire di domande il silenzio che ci circonda.
Silenzio che sembra circondare anche quelle improvvise rivelazioni che sono le scene di violenza, troppo brevi o - come nel caso della morte di John Rooney - quasi sopraffatte dalla musica, tanto anche perfino il fascino oscuro della distruzione di sé e dell'altro sembra intriso di volontà di potenza, una volontà di potenza inevitabilmente sganciata dal pensiero di un mondo che possa fare appello non ai "buoni sentimenti", ma più realisticamente ad un movimento di pensiero capace di scardinare rituali incapaci di autogiustificarsi, che solo all'interno di una prospettiva di pensiero nichilistica possono pensare di trovare il non-senso che è loro proprio.

© 2002 reVision, Marco Marinelli