Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Oxford Murders - Teorema di un Delitto

The Oxford Murders - 1h 50'

Regia: Alex de la Iglesia



Un avviso. L'Alex de la Iglesia sotto spirito Warner non è quello dei film precedenti, dei capolavori come Perdita Durango. Perché tutto il grottesco, la scorrettezza, l'indole sulfurea, sono scomparsi. Ho la sensazione che de la Iglesia, appellandosi al suo background filosofico, abbia realizzato un film quasi del tutto intellettuale. O meglio di pensiero, ipotesi, deduzione, interpretazione, disamina. Per questo non ci si scandalizzi se abbiamo pensato al cinema di Kubrick. Non certamente come messa in scena, perché da un punto di vista estetico de la Iglesia non è mai perfetto (ma questo alla lunga è forse un pregio... ), ma dalla intensità del pensiero che percorre le scene. Potrebbe anche ricordare l'ossessione di certo cinema di Atom Egoyan, pensiamo soprattutto a Il Dolce Domani. Anche lì c'è di mezzo un pulmino che va verso la fine. E tutto quello che succede prima può essere visto alternativamente come flashback o flashforward, interrompendo in modo disperato ed ineluttabile ogni sequenza logica del caso. Perché la catena di eventi spezzettata mette in luce solo elementi dai quali non è possibile dedurre alcuna decisiva interpretazione. E pure risulta impossibile dissociarsi dalla stessa associazione di fatti per guardare all'evento risultante che assume una sua luce particolare proprio in relazione agli eventi che lo precedono nel tempo. Ma spesso quello stesso evento che assume connotati particolari non è esattamente la summa dei momenti precedenti, ma solo evento tra eventi. Ogni attimo del tempo infinito si dilata e non è più visibile da una sola prospettiva, ma da tante, anzi altri infiniti "punti di vista" nel tempo e nello spazio.

Su Wittgenstein, anche se non direttamente, è forse il più bel film dopo quello insuperabile di Derek Jarman. Almeno a livello di comprensione giocosa, di (ri)discussione continua del pensiero che assume quell'efficace tono farsesco. E poi comprendiamo benissimo l'ossessione per il crimine: anche qui si riparla di crimine perfetto e "crimen ferpecto" era il titolo ironico di un suo film del 2004. Nel cinema de la Iglesia la fatica esistenziale si traduce in mortificazione ed impotenza umana, perché infine l'uomo è costretto ad abbandonare la filosofia, la sete di conoscenza, che non porta alcun progresso verso la comprensione del Mistero: la Verità e resta soltanto una scanzonata messa in scena, con personaggi marionette.
Siamo adesso curiosi di vedere quale strada prenderà il cinema di la Iglesia. Certo quello degli inizi era molto più viscerale e scorretto.

© 2008 reVision, Andrea Caramanna