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Lovest1h 36' Secondo Giulio Base i film da lui diretti possono essere divisi in due categorie: da una parte i
film neri, dall'altra quelli bianchi. I neri, che sono poi quelli di maggiore successo,
Crack e Poliziotti, rappresentano il lato più duro ed oscuro del regista,
caratteristica che ha fatto si che Giulio Base attore venga spesso usato per parti da cattivo. I
bianchi, invece, più solari ed al tempo stesso intimisti, vedi Lest, sono quelli ai quali
Base si sente più vicino, film senza una sceneggiatura vera e propria, fatti con pochi mezzi e
tanto divertimento.
Lovest, ancora una volta non apostrofato e dichiarato seguito de Lest, si colloca chiaramente fra questi ultimi. Dopo aver percorso le strade dell'Europa Orientale, era il 1992, Angelo e Jimbo continuano il loro viaggio attraverso i punti cardinali raggiungendo l'estremo ovest degli Stati Uniti d'America. Anche lo stile cambia ed il ritmo si fa più serrato, ma lo spunto iniziale resta sempre lo stesso: saltare su di una macchina e via, alla ricerca di nuove esperienze e nuove emozioni, affidandosi unicamente alla fantasia ed all'improvvisazione. Ma se l'idea di fondo può essere valida ed originale - il road movie continua ad essere un genere non sfruttato dalle nostre parti, dove da Stesso Sangue in poi ben pochi titoli possono affiorare fra i nostri ricordi - la totale libertà di sceneggiatura, o l'assenza della stessa, non riesce ad essere compensata in alcun modo. Angelo (Giulio Base), che filosofeggia malamente per tutto il film, e Jimbo (Gianmarco Tognazzi), trentenne dalle mille smorfie e dal cervello testardamente ancorato all'infanzia, non riescono a suscitare la benchè minima simpatia e lo stesso vale per i dialoghi. Ascoltare battute tipo "... ma perchè hai il pizzo verde?" - "sono iscritto a greenpizz" lascia piuttosto sconcertati. Sul finire del film ci aspetta, però, una piacevole sorpresa, una felicissima caratterizzazione di Alessandro Gassman nei panni di Johnny "of course", uno strano tipo di italo-americano con un concetto di onore tutto suo ed una ben precisa visione della vita, secondo la quale contano due sole cose: i soldi e le femmine. Sono le uniche sequenze che sembrano essere state pensate prima di avviare la cinepresa e che riescono a donare qualche minuto di sano divertimento anche agli spettatori oltre che agli interpreti del film. © 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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