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Il Collezionista Di Ossa

The Bone Collector - 1h 58'

Regia: Phillip Noyce



Una New York gotica, piovosa e notturna. Un serial-killer efferato e metodico, con il vizio di mutilare orrendamente le sue vittime. Un ex poliziotto esperto in medicina legale, immobilizzato a letto a causa di un grave incidente sul lavoro. E una giovane detective con un futuro assicurato alla scientifica. Gli ingredienti del Collezionista Di Ossa, diretto dallo specialista in thriller Philip Noyce (Ore 10: Calma Piatta, Il Santo), sono quelli canonici del genere. Ma funzionano. Gli omicidi che insanguinano Manhattan sono lambiccati e feroci quanto basta, e attraverso un'oscura serie di indizi ognuno fornisce un enigma da risolvere che conduce dritti alla vittima successiva. Tra l'omicida e i suoi cacciatori si instaura così una sorta di sfida tutta cerebrale. Una sfida che coinvolge ed avvince, ma non per l'ingegnosità dei minuziosi rebus gialli.

Le indagini regalano in realtà poche sorprese degne di nota, e quelle che ci sono hanno un'efficacia limitata e una funzionalità narrativa abbastanza scricchiolante. Servono piuttosto ad esibire l'eccezionalità intellettiva del poliziotto infermo Lincoln Rhyme (Denzel Washington) e della sua protetta Amelia Donaghy (Angelina Jolie). Come nell'hitchcockiano La Finestra Sul Cortile - esplicitamente citato, ma ampiamente "tradito" dalla morbosità barbara della vicenda - quello che inchioda alla poltrona è ancora una buona dose di suspense. Per ottenerla Noyce sfrutta abilmente (quasi) ogni mezzo cinematografico: la fotografia (livida), i movimenti di macchina (morbidi e avvolgenti), la musica (ossessiva), la recitazione (empatica).

E finché si regge sulla suspense il film funziona alla grande, invitando a trascurare la prevedibilità dell'intreccio e gli espedienti "di genere", profusi a piene mani. Ma quando finalmente viene svelato il significato del titolo "anatomico" ("Il collezionista di ossa" è in realtà un vecchio libro giallo-gotico che fornisce ispirazione al killer), il film si inceppa come se non avesse altro da aggiungere, e corre veloce incontro ad un epilogo che finisce per banalizzare tremendamente la meticolosa intelaiatura "enigmistica" del thriller. Peccato, perché di buone idee ce ne sono parecchie in questo film "virato al nero". A partire dal sottile contrasto "significante" tra il mondo tecnologico dell'agente Lincoln Rhyme - circondato da un esubero di computer, telecomandi e megaschermi per supplire alla sua condizione di tetraplegico - e quello retrò dell'assassino - che agisce con metodo "arcaico" e costringe i suoi predatori a (ri)scoprire una New York di inizio secolo, sepolta e dimenticata sotto la polvere "noir" dei suoi anfratti industriali.

© 2000 reVision, Luca Martignone



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