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Il Ladro Di OrchideeAdaptation. - 1h 54'
Regia: Spike Jonze Il cinema di Spike Jonze è un cinema di assillanti ossessioni. Per questo merita attenzioni e analisi più di quelle
che a prima apparenza sembrerebbero necessarie. Innanzitutto Jonze tende a costruire le sceneggiature intorno a idee (fisse). In Being John Malkovich
l'idea "geniale" o quanto meno originale era di costruire un dispositivo di visione straordinario: vedere attraverso John Malkovich, da dentro, all'interno,
in qualche parte del suo cervello. Ciò che si vede attraverso John Malkovich è, in effetti, ciò che non si vede. O meglio, il fatto che non si veda
più se stessi, che si abbandoni il sé per guardare là fuori con il cuore e la testa di un altro. Questa perdita di sé da una parte è
liberatoria, dall'altra rivela, al ritorno del viaggio, in maniera profonda, tutto quello che forse non si capiva di sé. Come per la sessualità, perché
il gioco svelato di sguardi è un percepire la potenza sessuale propria ed altrui, e attraverso un ribaltamento del sentire c'è il tipico risvegliarsi di un
senso che si credeva diverso. In Being John Malkovich la moglie di Craig Schwartz (John Cusack), Lotte (Cameron Diaz), dopo il primo "viaggio",
vuole diventare transessuale, perché percepisce autenticamente di essere un maschio. Anche Il Ladro Di Orchidee - Adaptation usa il sesso come chiave di lettura
imprescindibile per abitare il mondo anzi per adattarsi ad esso, già attraverso la suggestione del fiore, tipico simbolo sessuale, e l'orchidea il cui etimo greco
"orchis" significa "testicolo". Il sesso condiziona tutte le espressioni, le relazioni tra sé e gli altri, i desideri sessuali alimentano le
fantasie, diventano comportamento, insana passione, ossessione. Chi ha facilità di relazioni avrà automaticamente discrete opportunità sessuali.
La disistima, l'insicurezza, la timidezza invece negheranno la possibilità di approcci amorosi.
Il protagonista interpretato da Nicholas Cage non può che
essere doppio anzi triplo perché Charlie Kaufman è anche lo sceneggiatore reale di Being John Malkovich. Se Charlie trascorre il
tempo sognando, masturbandosi, piangendo, in preda all'ansia e ad ogni tipo d'angoscia, il gemello Donald vive gioiosamente all'insegna di un semplicismo ed ottusità
che appaiono biechi al fratello patito, specie in rapporto a tutta la fatica e il dolore necessari all'atto creativo. Non casualmente Charlie va da un esperto di sceneggiature,
laddove si afferma che si può scrivere una storia senza decodificarla dalle proprie turbolenze interiori. Non solo. Ma che è una gran boiata la sceneggiatura
in cui non si svolgono grandi eventi umani, perché ogni giorno nella realtà accadono fatti straordinari. Dei quali ciascuno alla fine sarà, volente
o meno, protagonista. Così l'adattamento si riduce soltanto ad una disposizione passeggera? È un processo di positiva sofferenza o un percorso verso una
sciocca omologazione? Né l'uno né l'altro, poiché i due fratelli sono alla fine diversamente abili, ma entrambi "vincenti". Il vero personaggio
"cattivo" è la giornalista Susan Orlean (Meryl Streep) la quale dimostra che si può scrivere qualunque cosa anche in un testo che presupporrebbe
la sincerità. Ma la biografia di John Laroche è in realtà un abile trucco. Con quel libro Susan non solo camufferà la sua esistenza, di tradimento
e menzogna, ma otterrà fraudolentemente il consenso del pubblico. Il problema di coscienza per questo personaggio davvero non esiste, anzi sarà disposta
all'omicidio pur di continuare a coprire i segreti della sua vita. Tutto questo accumulo di parole e pensieri nel film crea spazi immaginari molto forti. Riguardano le
forme diverse dei personaggi, stimolano la fantasia sulla loro condizione spirituale, sono autentici perché estremamente umani nelle loro debolezze, nelle abiezioni,
e nelle utopie che si frantumano di fronte ai volti più deludenti di idoli come la droga, il sesso, l'ingenuità.
© 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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