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L'Uomo Senza OmbraHollow Man - 1h 52'
Regia: Paul Verhoeven Per il sommo gaudio di fanatici e cultori - o con loro disappunto - L'Uomo Senza Ombra di Paul Verhoeven riporta in auge
il genere horror nella sua "seconda forma", quella cialtrona e irriverente lanciata dalla Hammer Films negli anni Cinquanta. Uno scienziato con mire superomistiche sperimenta su di sé il filtro dell'invisibilità: vengono alla mente il romanzo di H.G. Wells e i suoi numerosi adattamenti cinematografici, quasi tutti concordi nel far seguire al delirio di onnipotenza (che si manifesta nel voler farsi invisibile) un allontanamento del protagonista, che finisce per assumere i connotati del nemico pubblico. Il contributo originale, se così si può dire, de L'Uomo Senza Ombra al filone sta nella quantità di dettagli che si danno del dissolvimento, per cui l'uomo "invisibile" è in realtà l'uomo "interamente visibile" nel processo della sparizione: dal tessuto epidermico sino allo scheletro, il corpo si dilegua per strati offerti allo sguardo in una prospettiva insolita (se non altro perché la visione dell'interno non avviene mediante il "taglio" del cinema splatter, ma in una curiosa forma asettica, di puro sguardo). Il regista ha detto di aver voluto evitare "quegli stupidi trucchetti dell'invisibilità come la penna o il bicchiere d'acqua sospesi nell'aria" - ai quali potremmo aggiungere l'automobile senza conducente o le impronte nella neve, ma non è esattamente questo il punto. Verhoeven concede all'iconografia tradizionale dell'uomo
invisibile quel che c'è da concedere (magari al posto della penna c'è una siringa di tranquillanti), senza poi introdurre nel testo spunti di segno differente; spiace
soprattutto che il tema dello sguardo di un soggetto celato allo sguardo altrui gli suggerisca così poco: una sequenza voyeuristica culminante in palpeggiamenti; un
rimpiattino giocato dallo scienziato e dal suo staff, consistente in una serie alternata di soggettive vere (immagini guardate da un soggetto) e false (immagini che
non appartengono allo sguardo di un personaggio).
In ultima analisi, il revival che ha portato sugli schermi i rifacimenti dei film horror della Hammer (ultimo caso, Il Mistero Della Casa Sulla Collina) ha in Paul Verhoeven un interprete votato ad un cinema che (come già avveniva nel più riuscito Starship Troopers) evidenzia la precisa volontà di rinnovare gli originali nell'unico e riduttivo senso dell'aggiornamento tecnologico. I 75 milioni di dollari del budget servono infatti alla Imageworks (reparto effetti speciali della Sony Pictures) per superare le supposte ingenuità dell'horror artigianale e finalmente "far vedere l'invisibile"; anche quando, per logica, si dovrebbe fare esattamente il contrario. © 2000 reVision, Luca Bandirali
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