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Ogni Maledetta Domenica

Any Given Sunday - 2h 30'

Regia: Oliver Stone



Qualcuno afferma che l'anima degli Stati Uniti d'America sia esattamente divisa in due. Il baseball rappresenta ciò che l'America vorrebbe essere, il football americano riproduce ciò che l'America è nella realtà. Ogni Maledetta Domenica è un film sul football.
Non i titoli di testa a dare inizio al film. Lo spettatore sparato come un proiettile direttamente sul campo da gioco. Un fastidioso sottofondo di ossa che stridono. Oliver Stone trasforma il rito sportivo di milioni di americani in una guerra. Una lotta armata che con estenuante continuità si combatte sui prati degli Stati Uniti. Dai campi spelacchiati della periferia urbana all'erba sintetica degli enormi stadi coperti delle squadre della National Football League.

Jack "Cap" Rooney (Dennis Quaid) è il veterano quarteback, il leader, della squadra dei Miami Sharks. Tony D'Amato (Al Pacino) il non più giovane ed amato allenatore della stessa franchigia. Christina Pagniacci (Cameron Diaz) la proprietaria del team, ricevuto in eredità alla morte del padre. Unica donna in un mondo dominato dagli uomini. Quando Cap si infortuna durante una partita viene sostituito dal giovane e sconosciuto Willie Beaman (Jamie Foxx). In poco tempo l'energico giocatore di colore diviene la nuova stella. Grazie ad importanti prestazioni sul terreno da gioco Willie si trasforma nell'uomo del giorno. L'avverarsi del sogno americano in campo sportivo. La sua subitanea ascesa mette in crisi i rapporti e i meccanismi all'interno della squadra. Il seme del dubbio inizia ad insinuarsi nella mente di Cap. La voglia di far fruttare al massimo il momento di notorietà diviene brama di denaro per Willie. Nelle alte sfere della squadra Christina inizia a fiutare l'affare. I compagni sono infastiditi dalla luce che brilla negli occhi del quarteback di colore. Toccherà al saggio Tony rimettere tutto al suo posto, sacrificando anche la sua posizione per il bene e l'interesse della squadra.

Ogni Maledetta Domenica è un film di guerra. Sulla guerra. Non quella classica combattuta tra vari eserciti in uniforme militare. La guerra presente nel nuovo film di Stone è quella che nasce settimanalmente sul campo da gioco per trasferirsi nelle strade degli Stati Uniti, nei palazzi, nelle case e nelle piazze. Nella vita quotidiana. Lotta di gender, tra uomini e donne, tra Christina Pagniacci e Tony D'Amato, tra il mondo misogino del football americano e una donna di potere. Lotta di razze, tra bianchi e neri, tra la musica rap e i rumori assordanti dell'heavy metal, tra gli italo americani, gli ispano americani e gli afro americani. Cozzare di culture, religioni e rituali. Lotta professionale tra due medici, l'uno completamente asservito alle esigenze della squadra, l'altro ancora ingenuamente ancorato a degli ideali umanistici. Lotta politica tra i proprietari delle squadre, i potenti della lega, e i nuovi interessi televisivi. Chi gestisce la squadra come un'azienda che deve produrre fatturato, utili, ricchezza e chi crede ancora che il football sia un gioco. Scontro generazionale, il nuovo che avanza contro il vecchio che fatica a cedere. Cap Rooney contro Willie Beaman, Tony D'Amato contro Christina Pagniacci. Tutte queste energie contrapposte non possono far altro che trovare il loro sfogo nella violenza indotta sul campo da gioco.

Ecco che il gioco del football da semplice produttore di violenza si trasforma in rituale magico capace di assorbire le differenti pulsioni generate. Il campo da gioco come luogo taumaturgico, momento atemporale privo di un unico e costringente spazio fisico. Gli Stati Uniti, il mondo come un enorme campo da football. Il giocatore di football si trova così a dover interpretare un ruolo particolare, a metà strada tra la professione del prete e quella del soldato, tra il cavaliere di Malta e il soldato di ventura. Inesorabilmente legato per la sopravvivenza all'espressione di un temperamento aggressivo e violento, è costretto dalle circostanze a sottomettere la sua volontà ad una serie di riti propiziatori, di rituali atavici. Novello sacerdote il giocatore di football deve essere pronto a sacrificare se stesso per raggiungere un bene comune più grande. L'unico modo per vincere a football è quello di mettersi a completo servizio della grande famiglia, della squadra. Tutti sono importanti in campo, nessuno è però indispensabile. Chi non segue le regole è escluso dai giochi, emarginato dai compagni, destinato al fallimento. Il football è una religione, una setta, i suoi giocatori ne sono i principali membri. Seguaci osservanti obbligati a comunicare tra loro per mezzo di una strana lingua, fatta di segni e parole incomprensibili ai non adepti. Non è certo un caso che l'ultimo passaggio disperato, quello effettuato rivolgendo verso l'alto una preghiera e guardando di traverso lo scorrere inesorabile del cronometro, nel gergo dei fedeli sia conosciuto come passaggio dell'Ave Maria. Il giocatore come pastore guerriero, capace allo stesso tempo di generare ed assimilare la violenza polverizzata nell'aria.
E' chiaro che nella metafora del football americano, in quella palla ovale che resta immobilizzata in un singolo frame, Stone legge i destini del mondo, della società moderna. Nel football, come nella vita, si può vincere o perdere, l'importante è farlo da uomini. Ogni maledetta domenica. Ogni singolo giorno della settimana.

© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano



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