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L'Odore Del Sangue1h 40'
Regia: Mario Martone Il cinema di Mario Martone ha sempre una dimensione politica
nell’atto stesso di precipitare le passioni in gorghi implosi, sotterranei. La
vita è una faccenda di pulsioni oscure, più o meno controllabili. I tempi bui e
disperati rappresentano un’attualità immobile. Per questo Martone sorvola sulla
collocazione storica filologica al romanzo a cui si ispira. Perché il qui ed
ora degli Abissi è una condizione stabile. Martone così si avvicina ad una
percezione buñueliana (dell’ultimo film, Quell’Oscuro Oggetto Del Desiderio,
senza dimenticare Bella Di Giorno) e, non casualmente, incrocia il
rapporto coniugale kubrickiano di Eyes Wide Shut. Fonti letterarie
potrebbero essere, oltre a Parise, Moravia ("Io e lui") e Brancati ("Paolo
il caldo"). Siamo dalle parti di feroci ossessioni antropologiche, ma che delineano
i nervi centrali delle società borghesi del secolo scorso e forse anche di
quello che stiamo attraversando. Il sesso come esplorazione del corpo inconscio
desiderante è al centro di numerose rielaborazioni come prospettiva principale
di vita, anzi come canone, dimensione che stabilisce equilibri più o meno
traballanti. In questo caso ci troviamo di fronte ad una soggettiva estrema,
l’autoraccontarsi di Carlo (Michele Placido in una prova matura senza
confronti) si riferisce ad un territorio quasi unicamente viscerale. E la mdp
gioca ad inseguire l’ossessione visiva, continuamente mancandola e
frustrandola. La storia di Carlo è un autentico percorso tortuoso e torturante.
Ma proprio ciò accresce il piacere. Tanto è vero che la gelosia è accecata
dalla morbosità del sogno realtà o novella di sogno (ispirandosi ad Artur
Schnitzler). Come Tom Cruise che immagina Nicole Kidman che geme tra le braccia
dell’amante, e lo stesso ingenuo sbalordimento di fronte alle reticenze e alle confessioni
indicibili della moglie. La materia desiderante si insinua in queste pieghe
percettive sgretolando il pensiero perbenista. Carlo eccitato al parossismo si
lancia verso il corpo di Silvia perfino nel momento più sbagliato, vale a dire
quando essa ha mutato la carica erotica in più profondo ed insano sentimento che
la lega in modo segretamente istintivo al misterioso ventenne. Il fuori campo
alimenta queste passioni laddove proprio la mancanza del corpo dell’amante si
trasforma in tragitti allucinatori per Carlo. "Strade perdute" lynchiane molto
più interessanti del tran tran comico/grottesco con la solita amante Lu, alla
quale certo non basta più offrire il proprio corpo fresco e giovane (d’immatura
adolescente). In questa fase della storia, tra Carlo e Silvia cresce
un’intrigante complicità che però si fonda sulla discesa mortifera di una donna
cinquantenne che appare completamente soggiogata dal nuovo gioco erotico.
L’Odore Del Sangue irradia la bellezza perversa del
coinvolgimento che sfugge sempre rispetto a regole e logiche. Un gioco che non
si può spiegare, ma che funziona sempre come per tutte le passioni che
avvinghiano con turbolenza, trascinando verso innumerevoli direzioni, le più
imprevedibili.Martone con L’Odore Del Sangue continua un percorso viscerale di visioni, descrizioni ambigue e pulsanti dell’essere, circoscritte ancora in spazi claustrofobici e teatrali (di guerra) tra "amori sempre molesti". Che si tratti di vicoli, strade, appartamenti, percepiamo coordinate scritte (solo) dalla temperatura dei caratteri. In questo senso le parti eccessive, gli sfoghi di rabbia, gli amplessi furiosi ci avvicinano all’iperrealismo del mondo estremo di Antonio Capuano (nel suo ritratto mirabile, della corrispondenza tra umanità e camorra nel visionario Luna Rossa). È sempre, insomma, una questione di snidare/sniffare umanità febbricitanti, odori sanguinolenti che riescono a superare con i segni più feroci e crudeli tutti gli stanchi stereotipi borghesi (di rappresentazione), spesso coincidenti con fiacche e stantie immagini (confortanti) del mondo. © 2004 reVision, Andrea Caramanna |
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