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Lei Mi Odia

She Hate Me - 2h 18'

Regia: Spike Lee



E un numero sempre più grande di persone – attivisti, gente della strada, i poveri e gli oppressi del pianeta, ma anche imprenditori e uomini di affari – è convinto che a un sistema fondato sull’avidità e sull’egoismo debba sostituirsi un sistema basato su valori più umani.
Joel Bakan, The Corporation. La patologica ricerca del profitto e del potere - Fandango Libri

La moralità e gli Stati Uniti di oggi, le multinazionali, Enron & co., gli uomini e le donne dalle virtù pubbliche e dai vizi privati, gli States di Bush (niente male mettere il suo faccione sulla banconota da tre dollari nei titoli di testa), l’omosessualità (il dibattito sui loro diritti è in pieno svolgimento oltreoceano). Questo è Lei Mi Odia, ultimo film e impietoso sguardo su quel complesso mondo universalmente chiamato America di uno dei maggiori cineasti del nostro tempo, Spike Lee.
John Henry Armstrong, detto Jack, incarna il virtuoso che denuncia le nefandezze della casa farmaceutica di cui è dirigente, ma anche il donatore, dietro lauto compenso, di sperma per soddisfare il desiderio di maternità di un gruppo di ricche lesbiche; moralmente apprezzabile il primo Jack, discutibile il secondo? Cosa è morale e cosa non lo è?
Recuperando a suo modo una riflessione sul concetto di moralità, su cosa sia l’etica in questi caotici e penosi anni d’inizio secolo, Lee analizza la società statunitense prendendo come punto di riferimento quello scandalo Watergate identificato come esempio principe della caduta etica nella politica e conseguentemente nella società americana – e non certamente unico evento di corruzione, ma gli americani amano i punti di riferimento nel bene e nel male. Ed ecco che la legittima domanda su cosa sia morale e cosa non lo sia, trova senso. L’amoralità quando diviene metro di misura per le relazioni professionali, politiche, economiche ad alto livello, inquina le relazioni di ogni genere ad un livello più basso, quello della società intera, e se il motore che muove il carrozzone è il denaro, ecco l’immancabile niente per niente.

Il Jack il cui senso etico provoca la perdita del lavoro e di una brillante carriera iniziata ad Harvard, è lo stesso che dietro pagamento diviene diciannove volte padre, una nuova professione altamente remunerativa e che trasforma il piacere sessuale in un meccanico e convulso lavoro di responsabilità, mettere incinte donne che non lo amano perché non possono amare gli uomini. Lo svantaggio in cui sembra caduto Jack, da eroe senza macchia in uomo senza scrupoli, diviene il suo punto di partenza, la scoperta di un nuovo valore morale.
Realizzato in soli ventotto giorni a New York, Lei Mi Odia si sviluppa secondo livelli e generi diversi tanto da renderlo sfuggente ad ogni definizione precostituita, complice la sperimentata capacità di Lee di maneggiare la lingua cinema con quella apparente semplicità di costruzione che ricorda le jam sessions jazzistiche di maggior livello, fluide in superficie ma di una folle complessità nelle viscere, e come accade ai migliori a volte quello che esce fuori è memorabile a volte non lo è eppure sempre di qualità superiore.
Infine, uno degli aspetti più interessanti di Lei Mi Odia è nella domanda che ci si continua a fare a film concluso, cosa è morale e cosa non lo è? Non è già molto realizzare un film che non vuole dare risposte?

© 2004 reVision, Emanuela Liverani