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Occidente
Regia: Corso Salani Occidente è la naturale prosecuzione del penultimo lavoro di Salani, il documentario sull'immigrazione europea in Argentina
Cono Sur. Vincitore del Premio Bizzarri '99 di San Benedetto del Tronto, Cono Sur era un reportage che a poco a poco si trasformava in una commedia
intimista, "interpretata" dallo stesso Salani e dalla sua troupe: un gioco ironico con gli stilemi del cinema-veritè, con la tecnica dell'immagine rubata o "pseudo-rubata".
Corso chiede alla sua ragazza di sposarlo, e il loro dialogo è quasi completamente coperto dal frastuono di una pista di pattinaggio. Un'altra "scena" viene girata per più
di tre minuti con il tappo sull'obiettivo. Per non parlare della straordinaria sequenza in cui Salani si allontana con il suo operatore (l'Alessandro Piva de La
Capagira) e con lui sfoga tutto il suo astio verso il fonico, colpevole di aver giocato una partita a biliardo con la sua ragazza; la cinepresa, "dimenticata"
accesa sulle spalle di Piva, ondeggia lungo la pianura infinita che li avvolge; e il contrasto che si genera fra questo fuori campo sonoro tormentato dal vento - di
un privato minimo e quasi imbarazzante - e l'immagine di questa natura indifferente e piatta, è veramente difficile da dimenticare.
Occidente compie il medesimo percorso, dal documentario alla finzione. I primi dieci minuti mostrano infatti alcune immagini girate da Salani durante la rivoluzione del 1989 in Romania che abbatté il regime dittatoriale di Ceausescu: fuori campo, la voce di una ragazza di nome Malvina racconta l'emozione e l'angoscia per questo improvviso stravolgimento, la voglia di fuggire, di cambiare vita. È da qui che scaturisce la trama: ora Malvina (Agnieska Czekanska) è immigrata ad Aviano (paese del Friuli dove ha sede una base militare statunitense), lavora come cameriera e frequenta un corso di infermeria; la sua quotidianità solitaria e dimessa viene però improvvisamente turbata da una serie di incontri, irrisolti ed enigmatici, con un giovane professore (interpretato da Salani). Come in Cono Sur e Voci D'Europa (1989), Salani costruisce un film babelico, dove rumeno, inglese, italiano, dialetto friulano si intrecciano in un mondo freddoloso, diviso in piccoli clan contrassegnati da un frasario e una divisa: le cameriere del pub, i militari chiassosi e spacconi, gli studenti dell'ospedale, i professori del liceo, le immigrate... Salani si innamora di questi mondi paralleli accompagnandoli con lunghissime carrellate che scorrono tra marciapiedi di provincia nebbiosi e umidi. In questa socialità tutta basata sul verbale, su frasi idiomatiche e sottintesi da combriccola, spiccano i mutismi avviliti di Malvina e le afasie irresolute del professore: una storia di non amore e di sguardi divergenti che forse non troveranno mai un punto di contatto, una lingua comune. Rivelando una rara e incredibile capacità di presenza/assenza recitativa, spontaneamente in bilico tra invenzione e verità, Corso Salani si conferma autore benedetto (o condannato?) dall'impossibilità di essere falso, stato che lo accomuna al miglior cinema italiano degli ultimi anni. É forse un caso se i titoli più interessanti della nostra recente produzione, Caro Diario, Aprile, Giro Di Lune Tra Terra e Mare, Sangue Vivo, Tre Storie, Garage Olimpo, hanno tutti un legame più o meno dichiarato con il cinema documentario? © 2000 reVision, Dante Albanesi |
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