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Notorious B.I.G.Notorious - 2h 22'
Regia: George Tillman, Jr E’ uscito nelle nostre italiche sale estive sempre più svuotate un intenso biopic che ricostruisce la vita di
quello che è diventato uno dei giganti del rap americano contemporaneo: Notorious B.I.G. (B.I.G. sta per "Business Instead of
Game", da tradursi come "affari al posto del gioco"). L’altro pseudonimo del nostro era Biggie Smalls (glielo aveva affibbiato
la madre da piccolo) ma il suo vero nome era Christopher George Latore Wallace (nato a New York il 21 maggio del 1972 e morto
a Los Angeles il 9 marzo del 1997). Notorious B.I.G. è sceneggiato in maniera classica (con tanto di flashback iniziale
e voce off in prima persona del protagonista) da Reggie Rock Bythewood e Cheo Hodari Coker e diretto con robusto mestiere da
George Tillman, Jr. Come biopic è piuttosto ordinario, ma non si può non rilevare lo stile visivo accattivante, il bel montaggio
delle musiche e di atmosfere che fanno lievitare la drammatica parabola di Notorious B.I.G., buona a evocare l’evoluzione di
un genere musicale straordinariamente diffuso e oggi influente com’è il rap.Per soffermarsi sulla geografia e sulla terminologia di tale genere, che ha radici sociali solidissime, ricordiamo che l’hip hop si suddivide in due stili musicali differenti, quelli dell’East Coast e quelli del West Coast. Quello dell’East Coast nasce a New York nei primi anni ’70 ed è un sottogenere che ha molto influenzato la cultura americana esibendo la creatività afroamericana e ispanica, dando origine al "freestyle", ovvero un rap con una base strumentale a fare da sottofondo a una serie di rime improvvisate. Quello del West Coast, invece, nasce in California agli inizi degli ’80, mentre imperversano l’electro hop (una fusione tra dance music e rap poi rinnegata dai puristi del genere) e il movimento del gangsta rap che affronta nei testi delle canzoni argomenti legati alla vita di strada come sesso, droga e armi. Notorious B.I.G. appartenne allo scenario dell’East Coast opponendosi, in una guerra fatta non solo di note, all’altro fronte. I testi delle sue canzoni avevano riflessi autobiografici ed erano recitati in "flow" (letteralmente: flusso) a indicare il tipo di cadenza utilizzato. La sua storia è quella di un ragazzo dall’enorme mole cresciuto dalla sola madre in un quartiere off
di Brooklyn nei primi anni ’80. Nel film, il padre è solo un’apparizione di una manciata di minuti, meteora come nella realtà,
mentre la madre Voletta Wallace (intensamente interpretata da Angela Bassett) era rimasta incinta da lui, uomo già sposato.
Crescere da emarginati in quel contesto degradato può essere pericoloso, destinati come si è a finire in loschi intrighi al
soldo di gang senza scrupoli. Christopher, lasciato per forza dalla madre sui gradini di casa e quindi a contatto con la violenta
routine di strada, non sfuggì a questo destino: pur mostrando un talento speciale per la matematica, contravvenne al volere
materno abbandonando (o quasi) gli studi per aderire al cliché di sregolato. A un certo punto l’unica legge che Christopher
sembrò conoscere era quella del guadagno facile: possessore di un’arma illegale, gestiva i suoi affari con delinquenziale
abilità, impudico anche nella vita privata con l’abbandono repentino della sua ragazza Jan (Julia Pace Mitchell) che gli regalò
una figlia. Ma è proprio dall’esperienza dentro e fuori la prigione che il ragazzone, un tempo timido e impacciato trasse
l’ispirazione per improvvisazioni a rime baciate minimalistiche e violentemente realistiche, dimostrando un innato dono per
la sintesi rap, sperimentata giorno dopo giorno a partire da annotazioni segnate su quaderni. Assistiamo così all’ascesa artistica
del talentoso Christopher. Insieme al suo socio in affari sporchi, Damion "D-Rock" Butler (Dennis L.A. White), egli s’imbatte
nel produttore discografico Sean "Puffy" Combs (Derek Luke) in arte Puff Daddy (che in seguito dedicherà alla memoria di Notorious
B.I.G. l’hit di successo "I’ll Be Missing You"). E’ il classico incontro decisivo: Puffy dà al nostro il giusto scossone morale,
imponendogli di coltivare il proprio talento a dispetto di una vita a perdere in grado solo di provocare lutti e devastazioni
esistenziali. Nel frattempo, la madre Voletta combatte la propria battaglia contro un cancro al seno che riuscirà a sconfiggere.
Christopher si trasforma in Notorious B.I.G., incidendo per la prestigiosa etichetta Bad Boys Records, ma la notorietà non riesce
a conferire alla sua esistenza il giusto equilibrio. Cambiare la musica non significa cambiare il mondo e nemmeno il proprio
privato microcosmo fatto di relazioni fatiscenti: il nostro conosce per prima Lil’Kim (Naturi Naughton), la cantante rap più
sensuale e provocante della scena musicale, con cui tenta d’imbastire un turbolento rapporto d’amicizia e poi l’artista R&B
Faith Evans (Antonique Smith) che sposa un mese dopo averla conosciuta. Donnaiolo incallito, Christopher si districa tumultuosamente
tra le sue pericolose relazioni: finisce per divorziare dalla Evans, tra litigi e repentine riappacificazioni. A influenzare
la sua vita c’è pure il rapper Tupac Shakur (Anthony Mackie), l’amico–nemico, membro della corrente West Coast che finì per
restare ucciso in una sparatoria avvenuta davanti al palazzo che ospitava il suo studio di registrazione. I due si contendono
Faith Evans, ma la relazione con essa di cui Tupac è sospettato si rivela un malinteso, incapace di sciogliere l’antica intesa
tra i due. Poi alcuni eventi violenti hanno il sopravvento, la guerra tra i due movimenti si fa più esplosiva e le vicende
private divengono il pretesto per attizzare una contesa (non solo musicale) che si fa bruciante. E questo fino a quando lo
stesso Notorious B.I.G., a Los Angeles per la promozione del primo album, finisce ucciso da un colpo di pistola esploso da un
fanatico del West Coast (come in una storia di gangster: i colpi fatali provengono da una Chevrolet che si affianca alla sua
in piena notte). Per la cronaca, l’identità dell’assassino non è stata mai scoperta, nonostante teorie investigative e indagini
scrupolose. Quindici giorni dopo la morte del divo rap venne pubblicato postumo il suo secondo album, un doppio cd intitolato
"Life After Death", che scalò in poco tempo la classifica raggiungendo i vertici della hit parade.La leggenda di Notorious B.I.G. è testimoniata, nel film, dalle sequenze del funerale, della folla piangente, dello sguardo provato della madre. Dopotutto si tratta della parabola umana di un emarginato che è riuscito nella difficile impresa di un riscatto artistico in grado di emanciparlo, rimasto poi vittima di una piccola guerra tra bande, inutile e letale come le altre e più grandi guerre. Una storia come questa è un invito alla riflessione: l’ascesa di un talento animato da una volontà di affermazione stroncato a soli 24 anni per una contesa assurda che ricorda gli assurdi paradigmi di sanguinose diatribe medievali. A dare vigore al film, onesto e partecipe, di Tillman, Jr c’è il cast degli ottimi interpreti. Notorious B.I.G. da ragazzino è Christopher Jordan Wallace, figlio del rapper avuto dal rapporto con Faith Evans, mentre lo stesso personaggio da adulto è interpretato da Jamal Woolard che mostra una sorprendente aderenza al ruolo e non solamente per la stazza. Tra i produttori della pellicola figurano Sean Combs e la madre Voletta Wallace, a dare il segno di un’adesione di fatti realmente accaduti e a un intento ammonitorio che questo biopic ostenta con l’orgoglio e l’intensità necessari. © 2009 reVision, Francesco Puma |
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