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North Country - Storia di JoseyNorth Country - 2h 06'
Regia: Niki Caro Per un regista ispirarsi ad una storia vera costituisce un impegno in più di fronte ai suoi spettatori. E’ la scelta di toni
accesi e vibranti, di un dramma che coinvolge personaggi capaci d’incarnare la condizione di una intera comunità. Ed in una civiltà come la nostra, bombardata di "news"
e di reportages che trasformano la realtà in un romanzo infinito, un libro o un film che evochino storie vere conquistano un’attenzione particolare. Questo significa che
il circuito dei media non soddisfa pienamente il nostro desiderio di informazione? O significa che solamente attraverso la rappresentazione dei fatti, la loro messa in
forma attraverso le parole o le immagini, riusciamo a capire più profondamente gli avvenimenti e gli eventi che segnano i nostri giorni? Intanto, limitiamoci a segnalare
che, nel caso di North Country, la regista neozelandese Niki Caro ha conquistato l’attenzione della giuria degli Academy Awards, pronta a delle nomination che
promettono premi futuri. Il film deriva dal libro "Class action: the landmark case that changed sexual harassment law" di Clara Bingham e Laura Leedy Gansler, racconto
della vicenda umana e legale di Lois Jenson che riuscì a vincere la sua battaglia contro il governo del Minnesota facendo giustizia dell’oltraggio subito in venticinque
anni di abusi sessuali perpetrati nella miniera dove lavorava. La sceneggiatura è stata elaborata con efficacia da Michael Seitzman, capace di conferire vigore e tensione
alla vicenda: un pathos controllato, una retorica contenuta che conquista anche il più refrattario tra gli spettatori. C’è poi la cornice, assai suggestiva, del Minnesota
del Nord che la Caro, abituata agli inverni del suo paese, descrive con misurata emozione, aiutata dall’ottimo lavoro del direttore della fotografia Chris Menges che, di
recente, si è messo al seguito di Tommy Lee Jones e del suo Le Tre Sepolture dando rilievo ai solari paesaggi del Messico. A dare respiro all’impianto drammaturgico
del film, è la suggestiva colonna sonora del messicano Gustavo Santaolalla, al quale si deve la toccante partitura de I Segreti di Brokeback
Mountain.
Insomma, gli ingredienti ci sono tutti per fare di questo film qualcosa di più che un puro e semplice manifesto femminista. Lo
sfondo sociale è raccontato con poche, efficacissime sottolineature e lascia spazio alla dimensione umana della storia, affidando alla bravura di Charlize Theron un personaggio
dalle molteplici sfumature emotive. L’attrice sudafricana, dopo l’Oscar ricevuto per la bella prova di Monster, conferma il proprio talento
nell’interpretare figure di donne fragili in grado di tirar fuori un temperamento agguerrito una volta che sono messe alle strette. La Theron è di una bellezza sconfortante
anche quando, come in questa occasione, è immersa nella fumosa sporcizia delle miniere, truccata solo di lividi provocati dal marito violento da cui la poveretta fugge.La vicenda di Josey Aimes, che si batte per dare un futuro ai propri figli in un piccolo universo di provincia regolato da ottimi principi maschilisti, è ambientata alla fine degli anni ’80. Accanto a lei c’è l’amica Glory (altro importante personaggio del film, interprete la straordinaria Frances McDormand che si è conquistata la nomination da non protagonista), donna coriacea in grado di affrontare con coraggio le asprezze dell’infernale lavoro in miniera, alla quale però tocca un amaro destino. A vestire i panni della madre di Josey troviamo la Oscar Winner Sissy Spacek che fu La Ragazza di Nashville (al secolo Loretta Lynn cantante country e figlia di un minatore) e che qui, con qualche in ruga in più, offre una toccante performance da testimone partecipe delle ingiustizie toccate alla protagonista. La struttura a flashback ci conduce rapidamente nel cuore della storia, nella finta - vera cronaca di un processo dove alla sbarra sta l’intolleranza di una società retrograda segnata dall’ignoranza e dai pregiudizi, dove ogni solidarietà sembra impossibile, dove la logica è rovesciata come un guanto, dove la bellezza fisica e morale di una donna viene umiliata per lasciare campo alla bestiale rozzezza degli istinti, in un contesto di degradazione sociale che non può non suscitare orrore. Questo film teso ed inquietante conferma l’impegno di Niki Caro nell’affrontare storie reali in contesti marginali e pressocchè invisibili. Nel precedente La Ragazza delle Balene la regista ci ha raccontato le tribolazioni femminili nella comunità dei Maori, dove l'arrivo delle balene è l’occasione di esibire priorità sociali ma anche discriminazioni sessuali. Narrando la vicenda di Josey, la Caro conferma una sensibilità speciale. La vittoria della protagonista di North Country è il vessillo di tutte le passate e future vittorie in nome dell’emancipazione sessuale e sociale. E il film è l’ennesima testimonianza di come il cinema possa e debba evocare, attraverso un minimalismo non banale, vicende che nel variegato stile dell’informazione usa e getta vengono liquidate in poche righe o forme. La finzione più forte della realtà, capace di descrivere l’essenza, è dunque ancora un bene necessario sul grande schermo. Ai piccoli schermi lasciamo il gusto stucchevole delle peggiori fiction che fanno a pezzi l’idea di realtà dalla quale abbiamo ancora bisogno per vivere. © 2006 reVision, Francesco Puma |
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