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Nora1h 46'
Regia: Pat Murphy La scrittura del film, incentrata su una fitta serie di dialoghi, indaga la personalità di una donna, Nora, cercando di prescindere
dalla figura-ombra del "genio", amante di Nora, vale a dire il famoso scrittore James Joyce. La regista Pat Murphy privilegia il punto di vista del personaggio
femminile (la sceneggiatura è la trasposizione del romanzo biografico di Brenda Maddox sulla compagna di Joyce, Nora Barnacle), descrivendo con meticolosa attenzione
i variabili aspetti del tempestoso rapporto tra amanti. Ma si tratta di una relazione particolare perché affetta dagli umori psicologici intimi delle parti, maschile
e femminile, o piuttosto le peripezie della coppia dipendono dallo stereotipo dell'artista, identificato come genio e sregolatezza? Naturalmente la seconda ipotesi è
un po' il peccato capitale del film. Ci ricorda il cineasta francese Claude Chabrol che i sentimenti eccessivi, la gelosia, le perversioni sono presenti in tutti i
contesti umani: gli abitanti della piccola e sconosciuta provincia forse più delle grandi metropoli, i ricchi come i poveri. E, in effetti, è sempre molto più difficile
descrivere il male attraverso figure convenzionali invece che attraverso i vari stereotipi di cattivi, eroi negativi in cui il male più che un sentimento sordido e
stupido si rivela con la faccia ambigua del seducente potere.
James Joyce è un pervertito sessuale, è un ubriacone, è un egoista narciso per il quale il mondo esterno coincide, corrisponde alle sue intime percezioni. Nora lo tradisce perché così gli suggeriscono i perfidi pettegolezzi dei falsi amici di James, le fantasie perverse del grande scrittore lo spingono fino al delirio in cui costringe la compagna ad abbandonarsi a un conoscente (Roberto Citran), il quale è visto solo come possibile amante, vale a dire non può provare per lei affetto e stima disinteressati, ma soltanto osceni impulsi sessuali. Il pregio del film è di esprimere chiaramente le variabili del carattere umano svelando i moti irreparabili dell'animo, gli istinti densi di rabbiosa irrazionalità, e le
distinzioni principali, ammesso che veramente ne esistano, tra il mondo maschile e quello femminile; la sensibilità di Nora che emerge in tutta la sua disarmante
trasparenza. "Voglio conoscere i tuoi pensieri segreti" le dice James. "Non ne ho" risponde serenamente Nora.Il racconto, pur nella convenzionale cornice cronologica di molti biopic, riesce a far vivere i vari momenti come veri e propri flash di vissuto, perde spesso la continuità drammaturgica, ma forse occorre liberarsi dalla convenzionale forma racconto coi tempi "giusti" del montaggio classico. I vari episodi rimangono spesso aperti: dopo un terribile conflitto la regista ci mostra nell'inquadratura successiva un'atmosfera di assoluta tranquillità. Questo accennato gioco ellittico, che usa soltanto una didascalia come segnatempo, rende la pellicola gradevolmente leggera, ancorché la mdp appaia sempre succube di un'istanza narrativa extracinematogafica, le sorprese infine mancano e possono essere cercate solo nelle sfumature dei volti, sempre vivaci e aperti a minime, ambigue, variazioni e ad altrettanto fertili interpretazioni da parte dello spettatore. © 2001 reVision, Andrea Caramanna |
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