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Non Uno Di Meno

Yi Ge Dou Bu Neng Shao - Not One Less - 1h 46'

Regia: Zhang Yimou



Che cosa spinge un cineasta intelligente come Zhang Yimou a realizzare un film che contiene già nel soggetto, e, ancora di più nella sceneggiatura, quella dose di stantia prevedibilità, di insopportabile didascalismo che rende una storia artificiosamente semplice? Come se l'immaginario visivo fosse fermo a una cinquantina d'anni fa (ecco perché molti giudizi hanno tirato in ballo il neorealismo), in una neoclassicità mummificata perché procede senza le necessarie rielaborazioni.
Yimou torna indietro (a parte il fatto che Non Uno Di Meno sembra la decalcomania di La Storia Di Qiu Ju, Leone d'Oro a Venezia nel '92) quasi che il suo ultimo film, Keep Cool, sperimentale all'eccesso, per i frenetici movimenti di macchina al limite delle possibilità percettive dell'occhio, lo avesse spinto ad un sincero pentimento.
Il Leone d'Oro conquistato all'ultima mostra veneziana lo convincerà, probabilmente, che questa è la strada giusta. Ma l'involuzione è visibile senza che occorra imputare le colpe maggiori alla parte conclusiva, in cui il gran refrain televisivo è dominante e pervasivo, aprendo la vicenda a un tenero e generoso (anche di beni materiali) happy end.

Il problema maggiore di Yimou è di scelta. Scelta di linguaggio. Il film, infatti, suona perfettamente intonato nella strutturazione delle inquadrature, nella scelta dei piani, nel ritmo delle sequenze. Sta proprio qui la vacuità del gesto cinematografico: la melliflua coerenza ad un modello già confezionato nella mente del suo realizzatore.
E strumenti adatti non potevano che essere gli attori non professionisti, i piccoli allievi, il vecchio saggio maestro, la vera supplente contadina, l'ambiente rurale con la scuola fatiscente, tanto per offrire quel soffio di verità perfettamente tangibile per lo spettatore.
Il percorso verso la città contaminata dal cinismo dei suoi abitanti svela l'oggetto misterioso: la Televisione.

La tredicenne Wei Minzhi alla ricerca dell'alunno scomparso attraversa la stazione ferroviaria tra un nugolo di persone indifferenti. Decide di scrivere a mano, uno per uno (il titolo poteva riferirsi anche a questo lavoro certosino) i cento fogli acquistati. Tutto inutile: nella città, l'unico mezzo per trovare qualcuno è la Televisione, come suggerisce un passante, solo essa ha la forza ed il potere di cambiare le cose. A tale fiducia si contrappone, la bonaria provocazione nei confronti dell'ottusa burocrazia, l'indispensabilità fatale del denaro, senza il quale non si può far niente, la Coca Cola distribuita come il sangue di Cristo (bevetene tutti). C'è anche il fiacco sarcasmo sulla Repubblica Cinese, per i gesti monchi del patriottismo: Wei non riesce a ricordare una canzone su Mao e l'alzabandiera si fa quasi senza bandiera...
Yimou si perde nell'agone narrativo, i cui temi sono perfettamente identificabili, quasi delle precise didascalie che rendono il tutto perfettamente fluido, come le lacrime che scorrono sul volto di Wei, intervistata nello studio televisivo.
Mancando della minima dialettica, le immagini si succedono una dopo l'altra senza alcun sussulto, in un circolo vizioso di vellutata inerzia.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna