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Ci Sarà La Neve A Natale?

Y'Aura T'Il De La Neige A Noel? - 1h 30'



Una giovane regista francese che, senza aver mai girato nemmeno un cortometraggio, scrive la sua prima sceneggiatura e riesce a dirigere il suo primo film, una ragazza che viene dalla campagna, adora i bambini, la loro spontaneità, ed avrebbe amato lavorare con Anna Magnani. E' Sandrine Veysset, studentessa di lettere, pittrice di scena in alcuni lungometraggi, rivelatasi improvvisamente con il suo Ci Sarà La Neve A Natale?, un film duro e solare al tempo stesso, che si stacca nettamente dal panorama trnsalpino degli ultimi anni, per il quale ha ricevuto, fra gli altri, il Premio César come migliore opera prima ed il Premio Louis-Delluc come miglior film francese dell'anno.

Siamo nel sud della Francia, in campagna, in un luogo dove, nel bene e nel male, il tempo sembra essersi fermato: gioia e sofferenza, divertimento e fatica, per i sette fratellini nati e cresciuti in questa terra la vita è questa, i più grandi a lavorare nei campi, alle prese con i lavori più duri, i più piccoli a giocare spensierati, a ritagliarsi piccoli spazi fino al momento in cui anche il loro aiuto si rende necessario. E poi l'autunno, la scuola che ricomincia, la pioggia incessante, le mille difficoltà, il gelo di una casa senza riscaldamento, la legna insufficiente. Sette figli uniti dall'amore di una madre e da una felicità fatta delle piccole cose di tutti i giorni, di un mondo in cui il consumismo più sfrenato non è ancora arrivato e forse non arriverà mai, dove la terra è vita, gioco, lavoro, dolore e morte, dove un raccolto perduto significa la rovina, dove il padrone lavora al fianco del marocchino pagato a giornata, dove anche i più piccoli devono dare il loro contributo e guadagnarsi da vivere. Specialmente quando c'è l'orco in circolazione.

E si, perchè anche qui, come in ogni "favola" che si rispetti, la storia è piena di orchi e di Cenerentole. Il padre è l'orco, il padre padrone che legata a sè una donna sfrutta con naturalezza estrema lei ed i propri figli per poi la sera tornare in famiglia, quella vera, legalmente costituita. Un uomo che sa essere dolce e crudele, amorevole ed inflessibile, inumano fino al punto di arrivare ad insidiare la figlia più grande. Orchi sono anche i due figli maggiori, quelli legittimi, soggiogati dalla personalità paterna, ma appena meno responsabili, riscattati solo in minima parte da qualche piccolo gesto riparatorio, e su chi siano le Cenerentole non c'è di certo ombra di dubbio.

E' comunque la madre, la bravissima attrice svizzera Dominique Reymond, il vero fulcro della vicenda, è attorno a lei che, in questo medioevo agreste dei nostri giorni, ruota ogni cosa, i rapporti con i suoi piccoli, a lei teneramente avvinghiati come cuccioli indifesi, le relazioni con il mondo esterno, le stesse stagioni, che nel film hanno lo spessore di un vero e proprio personaggio, con il loro carico di emozioni e sensazioni sempre nuove. Una madre che non si arrende mai, una madre che vive per i suoi figli, proteggendoli con tutto il suo amore e riuscendo, nonostante tutto, a regalare loro tutta la felicità di cui hanno bisogno.
Tutti convincenti gli attori, dalla Reymond a Daniel Duval, l'impenetrabile padre avido di denaro e di potere, a tutti i piccoli protagonisti, spontanei e credibilissimi in questa loro prima esperienza cinematografica, così come la stessa Sandrine Veysset che, malgrado la giovane età e la totale inesperienza, dimostra, con uno stile asciutto e rigoroso, una invidiabile maturità ed una notevole capacità di direzione. Certo, l'appunto di fondo che alla regista può essere mosso è quello di una concezione saldamente ancorata ad un passato che, dopo anni di lotte sociali e di battaglie per l'emancipazione della donna, non dovrebbe più esistere, ma alla domanda se si ritiene possibile che ancora oggi una madre possa rispondere ai soprusi con il solo amore, senza essere in grado di scegliere, di decidere di cambiare, lasciandosi tutto alle spalle, non ce la sentiamo, con tutta sincerità, di escluderlo categoricamente, e tanto meno avendo a che fare con i valori ed i ritmi della campagna, ben poco decifrabili per chi, come noi, vive nella frenetica ed alienante dimensione metropolitana.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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