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La Casa di Sabbia e NebbiaHouse of Sand and Fog - 2h 06'
Regia: Vadim Perelman E' un film sospeso e dolente quello con cui Vadim Perelman esordisce dietro la macchina da presa dopo i successi negli spot televisivi,
facendo proprio il teorema secondo il quale per chi ha perso tutto o non ha mai avuto niente una casa può essere il centro stesso dell'esistenza, l'ancora alle origini ma
anche il simbolo del riscatto sociale e della rispettabilità.Sospeso come le passioni trattenute che si annidano, dormienti, nelle esperienze semplici; dolente come gli occhi dei protagonisti, capaci di velarsi delle mille sfumature dell'anima dilaniata e di guardare alle cose del mondo con la nettezza di un filtro. Dolente come i giorni senza senso di due esseri umani che vivono della povera omologazione delle loro speranze; sospeso come la quotidianità che attende la sicurezza di un rifugio. Kathy Nicolo (Jennifer Connelly) e Massoud Amir Behrani (Ben Kingsley), entrambi vittime del sogno americano, umiliati ma non arresi, si fronteggeranno in un duello di gesti e parole, strappandosi a vicenda brandelli di cuore fino al tragico epilogo, ben consapevoli che condividere certi sogni significa ucciderli. Lei è una ragazza allo sbando, con alle spalle l'abbandono di un marito e una dipendenza alcolica e sopravvive in un contesto fatto di alienazione che confonde identità e passato, ripetendo sempre gli stessi gesti che fanno della sua realtà la culla di uno sperdimento alle soglie della pazzia. Lui è un colonnello dell'aeronautica dello Scià, costretto dal regime degli Ayatollah all'esilio, insieme alla moglie Nadi (Shohreh Aghdashloo) e al figlio adolescente Esmail (Jonathan Ahdout). Entrambi accumulano senza speranza giornate sempre uguali, impegnati a tenere insieme i pezzi di una vita sottratta come terra all'acqua di una piena. Kathy, per sua colpevole trascuratezza, perde l'abitazione lasciatale dal padre e si trova improvvisamente orfana anche dell'ultima certezza su cui contare. La casa viene
acquistata all'asta da Massoud Amir Behrani che, dopo anni di potere e agiatezza, si trova a percorrere la dura strada in salita verso il riscatto. Per entrambi la casa è
una pietra angolare irrinunciabile e cruento sarà lo scontro. I protagonisti hanno validissime ragioni per non rinunciare a quello che ritengono un loro diritto e la
sceneggiatura si piega al ruolo di sguardo lucido gettato sulla personalità di ognuno tanto che proprio l'imparzialità della narrazione è l'aspetto migliore della pellicola. Kathy e Behrani si fronteggeranno in un duello di sguardi, parole, suppliche e minacce, fino alle estreme conseguenze, cercando quel ricongiungimento alla solidità di un sogno che risulta così importante per tutto il film, costruito per celebrare l'unità dell'uomo con la "terra" posseduta, l'affinità della stagione delle nebbie e dei tempi del cuore, la confusione tra corpi di carne, gocce d'acqua rarefatta e mucchi di pietre. L'intera pellicola è una sorprendente piccola opera di complicità e struggimento, fatta solo di recitazione, sceneggiatura e fotografia che nulla concede al superfluo celebrando l'assolutezza del senso di solitudine, esclusione e tragedia imminente. Il best seller di Andre Dubus è adattato, per il grande schermo, senza indugiare sulle sfumature e privilegiare un punto di vista piuttosto che l'altro lasciando ai due intensi e misurati protagonisti, oltre che a qualche comprimario perfetto, come l'attrice iraniana dolce e comunicativa Shohreh Aghdashloo, il compito di sostenere una pellicola che punta su sguardi e non detto per evocare le emozioni degli spettatori. © 2004 reVision, Elisa Schianchi |
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