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Nemicheamiche

Stepmom - 2h 04'

Regia: Chris Columbus



Susan Sarandon ha affinato a tal punto la tecnica di recitazione applicata alla figura materna da essere diventata a tutti gli effetti madre adottiva del pubblico vastissimo che adora i suoi film; in questo senso Nemicheamiche rappresenta la sintesi di ogni singola sfumatura d'affetto, di ogni tenerezza profusa nei riguardi dei tanti figli cinematografici, di quelli naturali (due), e degli spettatori che l'amano d'un amore filiale. Si ricorda che Alfred Hitchcock rimproverava spesso Ingrid Bergman per averlo piantato in asso alla fine degli anni '50, intestardendosi nel voler ricoprire ruoli di madre quando ancora poteva spendere tutto il suo fascino giovanile; ma Susan Sarandon ha fatto la mamma molto presto, in Pretty Baby di Malle, e ora vive quella fase celebrativa che spesso sopraggiunge nella carriera di queste attrici di Hollywood (Meryl Streep è un caso esemplare), la stagione della grande maniera recitativa, dei ruoli forti che s'imprimono nella memoria del pubblico. Nemicheamiche di Chris Columbus è anzitutto questo, per cui non si biasimi troppo il cinico disegno di un'opera che oscilla in continuazione da un sentimento incontrollabile all'altro: gli sceneggiatori predispongono una palestra che consenta alla primadonna di esibirsi nella gamma completa delle emozioni di un cuore di madre. Ecco l'abbandono del marito (Ed Harris), e la sicurezza da trasmettere ai figli; e poi il confronto da reggere con una donna giovane, bellissima e in carriera (Julia Roberts); la consapevolezza della fine del proprio matrimonio, e come se non bastasse la condanna di un male incurabile. E allora la forza d'animo, e la capacità di comprendere, e di aiutare la famiglia che sta formandosi sulle ceneri di quella che era stata la "sua", di famiglia. Infine solamente un lascito di sentimenti e di ricordi, la volontà/necessità di trasformarsi in memoria per i figli, per chi resta.
Un po' troppo, non è vero? Sebbene nelle mani di una regia attenta, la vicenda nel complesso risente di questa moltiplicazione del tragico, anzi si può dire che letteralmente soffochi nelle lacrime prodotte ad arte dalla concatenazione di catastrofi esistenziali. Della prova di Susan Sarandon si è già detto, resta solo da sottolineare il fatto che i personaggi di Ed Harris e Julia Roberts risultano offuscati dal cono di luce che avvolge la protagonista, mentre il lavoro dei piccoli attori è una piacevole sorpresa.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





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