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I Segreti Del CuoreThe Mith Of Fingerprints - 1h 37' Presentato al Sundance Film Festival del 1997, I Segreti Del Cuore, pur con poche
frecce al suo arco, aveva dalla sua uno di quei titoli strani, accattivanti, che restano scolpiti nella memoria. Il mito delle
impronte digitali poteva essere tutto ed il contrario di tutto, giocava sulla curiosità e su di un alone di impenetrabile mistero,
mentre descriveva i sofferti rapporti e gli indissolubili legami all'interno di una famiglia che si ritrova ancora una volta
insieme, dopo tre anni di separazione più o meno forzata, in occasione del Thanksgiving Day. Oggi, ad oltre un anno di distanza,
ce lo ritroviamo distribuito in Italia con uno di quei capolavori della fantasia tipici delle nostre parti che non può che portare
l'ignaro spettatore a credere di trovarsi di fronte all'ennesima melensa storia d'amore. Ma consoliamoci pure dicendo che il danno
è in fondo poco e che ad uscire sconfitto dall'inganno non è questa volta il film ma chi già sognava di versare calde lacrime
di commozione.
Opera prima del regista Bart Freundlich, I Segreti Del Cuore, girato nel gelido Maine i cui paesaggi fanno da contorno alla vicenda narrata, si fa forte di un cast di attori decisamente bravi e soprattutto belli (che sia questo il vero segreto del "mito delle impronte digitali"? Un prodigioso codice genetico che esclude a priori i brutti dalla famiglia, "appendici" comprese, per utilizzare il linguaggio del film?). Abbiamo quindi i due genitori (Roy Scheider e Blythe Danner) ormai sulla sessantina ma sempre affascinanti e sessualmente attivissimi, i loro quattro figli, Warren (Noah Wyle, che molti ricorderanno in ER), introverso e depresso dopo la fine della sua storia con Daphne (Arija Bareikis), Jake (Michael Vartan), apparentemente felice ma incapace di amare veramente, Mia (Julianne Moore, da poco vista ne Il Grande Lebowski), perennemente scontrosa ed intrattabile, Leigh (Laurel Halloman), la più piccola, solare ed allegra, ma ancora alla ricerca della propria strada. Accanto a loro, in un turbinio di sfrenatezze sessuali che non conosce limiti ne' luoghi (camere da letto, cucine, treni e prati), fidanzati, accompagnatori ed amanti ritrovati, dalla bionda Daphne che torna a ricucire un legame spezzato alla biondissima Margaret (la dolce Hope Davis de L'Amante In Città), dal sempre maltrattato Elliot (Brian Kerwin) a Cézanne (James LeGros), innamorato di Mia fin dai tempi dell'asilo. Peccato però che I Segreti Del Cuore non voglia limitarsi ad essere una passerella di
begli attori e di umoristici siparietti a sfondo sessuale, ma aspiri anzi a scavare in profondità nella psicologia di personaggi
volutamente contorti senza che ne possa emergere alcunchè. In un susseguirsi di situazioni difficilmente spiegabili, genitori
e figli si rivelano quali figure enigmatiche i cui rapporti si dovrebbero risolvere nel corso del film, nello spazio appositamente
contenuto fra le due visioni dei vecchi filmini di famiglia in super-8, ma restano in verità del tutto oscuri. Perchè Jake non
è mai riuscito ad amare nessuna donna? Perchè Mia è sempre furiosamente irascibile? Perchè Warren subisce così prepotentemente
il peso della figura paterna? Perchè Hal, il padre, si comporta nei modi più strani? La soluzione è sepolta negli anni, nelle
problematiche relazioni fra un padre ed i suoi figli, ma tanto gli eventi passati quanto quelli presenti vengono sviluppati
da Freundlich senza alcuna apparente giustificazione.
Certo, potremmo anche immaginare un'infanzia fatta di violenze familiari, un padre stupratore e delle ferite difficili da rimarginare,
ma resteremmo sempre nel campo delle pure ipotesi. Ma perchè, in fondo, meravigliarci dei contorti meccanismi psicologici propri dei
personaggi de I Segreti Del Cuore quando in quello stesso film, senza il benchè minimo motivo, c'è chi esce di casa con
il fucile per andare in palestra, chi dichiara di dover partire alle cinque del pomeriggio dimenticandosene subito dopo, chi
si trova a passeggiare nella neve alta mentre tutto intorno se ne è già persa quasi ogni traccia? Ciascuna singola storia sembra
procedere indipendentemente dalle altre, senza tenere in alcuna considerazione il risultato finale, con una confusione estrema
come unico denominatore comune. Godiamoci pure gli interpreti quindi, bravi ed intensi nonostante tutto, ma per quanto riguarda
il film dimentichiamolo presto e senza nessun rimpianto.
© 1998 reVision, Carlo Cimmino |
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