![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
Musikanten1h 32'
Regia: Franco Battiato Franco Battiato non è (solo) un cineasta e per questo ci piace immediatamente.
Perché le architetture tradizionali dell'immaginario sono scardinate nell'atto stesso di pensare il cinema, come una
delle tante sfaccettature dell'espressione. Che, per fortuna, corrisponde ad una tensione autentica verso il Mistero,
a dialettiche prive di comodo "senso comune". Meglio l'ambizione che naufraga, piuttosto che la precisione millimetrica
del virtuale. Preferibili i corpi in transito, le narrazioni ondivaghe e nebulose, piuttosto che la certezza immobile
del conformismo.Musikanten è un'opera felicemente eccentrica, laddove le storie (apparentemente) comuni, magari banali, sono lo strumento per avvicinarsi a creative e stimolanti aperture di senso. Già l'intreccio tra storia contemporanea ed ottocento e nondimeno la storia più arcaica dei musicisti di strada medioevali comporta automaticamente la presenza di corpi "estranei". I giullari (il corpo beffardo di Antonio Rezza), gli autori televisivi intraprendenti, gli interpreti sensibili Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco (anche se l'indicazione può apparire didascalica), e soprattutto il corpo gravido di segni di Beethoven (l'impudente Alejandro Jodorowsky). Si vede subito che Battiato tenta di filmare un'umanità disperatamente odorante, con l'utilizzo di costumi "precari", di abiti, giacche, pantaloni, mantelli, corrosi dalla mancanza di detersivi e apprettanti. Un Beethoven che appare fatiscente dentro i vestiti, cravatte e cinture poco strette e allacciate, sintomi di una decadenza, o di vite lontane dall'ossessione del ritratto impettito. Insomma, fa pensare più all'occhio "basso" di Rossellini, ad altezza d'uomo, che alle irriverenze meno penetranti (di quanto possa sembrare) del Mozart di Milos Forman.Perché in molti ritratti cinematografici troviamo spesso la spudorata tendenza (è un difetto di molti racconti biografici cinematografici e non) ad una ripresa d'effetto, magari dall'alto. C'è sempre una scena che allude alla genialità del personaggio e poi magari alla sua umanità, mentre in Musikanten Beethoven è quasi un fantoccio ridicolo, un uomo che è sempre uomo con la sua esclusiva forza (del pensiero), che non assurge neanche un secondo alla dimensione mitologica e muore maledicendo il disfacimento terrificante dell'organismo. Uomo del suo tempo, insieme agli altri personaggi che sono altrettanto sanguigni. Un Beethoven "ossimoro", grandissimo nella sua umiltà d'uomo, grazie alla trasparenza totale di Alejandro Jodorowsky, sempre al di là della performance, nel luogo introvabile, non irreggimentabile dell'anarchia più furiosa. Un Beethoven anarchico, laddove si conferma l'ipotesi che solo l'anarchia può stare a braccetto con la creatività. Musikanten è un film disarticolato, senza limiti per l'occhio che riesca ad immaginare le storie contenute. Per esempio il percorso futuribile che ci sprofonda nella visione distopica. Ma non è solo il pessimismo della ragione, semmai la precisa percezione di un punto particolare della nostra Storia, dove molti elementi s'accumulano nella sfera della volgarità, dell'arroganza e della protervia dei potenti. Dall'altra parte una minoranza che tenta un'evoluzione spirituale difficile, un'impresa che non è fine a se stessa, ma è automaticamente orientata verso la ricerca di un miglioramento complessivo della collettività. Magia, Arte, Spiritualità, Religione confluiscono nella visione filosofica di Battiato/Sgalambro. L'eredità della Storia porta con sé numerosi semi che possono sicuramente permettere un passo concreto verso un futuro migliore e questa testimonianza dell'irriverenza fuori dal comune di Beethoven è utilissima nel lungo, pericoloso, incerto, cammino dell'evoluzione umana. © 2006 reVision, Andrea Caramanna |
|