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La Mummia - Il Ritorno

The Mummy Returns - 2h 04'

Regia: Stephen Sommers



"Stupido, ma coinvolgente": è il disimpegnato ritornello che sembra guidare la maggior parte delle recensioni di questo film. In pratica, raccomanda fra gli altri il critico di 35mm, se volete godervi Imhotep, Nefertiti e compagni in piena serenità, occorre "rinunciare alla vostra proverbiale spocchia cinefila"; accettare, insomma, un oceanico profluvio di cattivo gusto e astruse banalità, però "efficace ed emozionante come solo le cose scontate sanno essere" (ancora 35mm). Purtroppo, non volendo giammai rinunciare alla nostra proverbiale spocchia cinefila, restiamo convinti che "scontato" ed "emozione" siano termini fortunatamente antitetici.
Dopo la bella analisi di Luca Bandirali al primo episodio de La Mummia, resta da aggiungere una cosa: i costosissimi effetti sbandierati dalla Industrial Light & Magic, più che speciali sembrano speciosi. Non cercano la paura, ma il sobbalzo; non l’incanto della favola, ma l’esibizionismo del videogioco: una rintronante superficialità a cui si associano regia e sceneggiatura. Anche per questo, paragonare lo Spielberg di Indiana Jones a questo sgangherato dittico vuole dire confondere il ritmo frenetico con l’accozzaglia, un crescendo rossiniano con un martellamento da discoteca. Occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto sia scandalosamente perfetto il senso del tempo, la fusione di immagini musiche rumori, in sequenze come gli scontri finali di Duel e Lo Squalo, il volo delle biciclette di E.T., la rivolta della nave negriera di Amistad; e quanto siano rabberciate, casuali, inutilmente mastodontiche, le coreografie di questo Stephen Sommers. Ma tutto ciò può riassumersi in una semplice differenza: Spielberg ama ciò che racconta, Sommers no.

Nel cinema di Spielberg il culmine è sempre la Scoperta: dell’Isola che non c’è, dell’Arca dell’Alleanza, di un gene giurassico, di una smisurata astronave; e questa scoperta porta puntualmente ad un Dialogo con una razza aliena e spesso reietta. In Sommers ogni scoperta, ogni incontro con l’alieno e con il passato, si consuma in un’ansia febbrile tra colpi di alabarde e scariche di mitragliatrice, poiché il culmine da raggiungere è ben altro: la Distruzione. Ogni materia è destinata a esplodere, disintegrarsi, inabissarsi, polverizzarsi... I musei sono soltanto poligoni di tiro, le piramidi delle inutili polveriere, e a quest’orgia disfattista si collega l’evidente spregio con cui viene tenuta una nobilissima scienza come l’archeologia: in due ore di film non si incontra infatti una sola inquadratura di sincero rispetto per l’arte, per la cultura, per l’etnografia, per la storia dell’antico Egitto, insomma per un qualsiasi argomento che voli un pochino più in alto di un’estetica da Playstation. Per non parlare delle falsificazioni assolute, come quella (vedi primo episodio) in cui le dieci piaghe d’Egitto non sono più inviate da Mosè, ma divengono prerogativa di Imhotep.
A tale rozzezza di fondo corrisponde un perbenismo di facciata: nelle ultime stagioni, La Mummia - Il Ritorno è forse una delle pochissime produzioni di grande successo a non contenere nemmeno un nudo e neanche una parolaccia. Di contro, una scena come quella in cui la protagonista vorrebbe forzare un’antichissima (e probabilmente inestimabile) tomba con martello e scalpello microscopici, ma viene scansata dal suo prode marito che con una poderosa picconata butta giù all’istante il prezioso portale, è più diseducativa di cento scene di sesso e mille turpiloqui.

© 2001 reVision, Dante Albanesi



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