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Man On The Moon

1h 58'

Regia: Milos Forman



All'inizio del film uno strano personaggio, un uomo dalle espressioni infantili, la voce sottile, gli occhi che ruotano, ci invita a lasciare la sala perché il film è finito. Scorrono i titoli di coda, una canzoncina s'interrompe bruscamente, il disco sul vecchio fonografo fa le bizze. Jim Carrey è Andy Kaufman, entertainer puro, genio e sregolatezza che si fondono in una miscela esplosiva. Kaufman è morto a soli trentacinque anni nel 1984, ma dal 1975 al 1983 è stato il mago più sorprendente dello spettacolo televisivo americano. Un teorico dello spaesamento del pubblico. Milos Forman accoglie completamente l'insegnamento del gran comico (ma questo termine è fortemente riduttivo per Kaufman) e costruisce sulla fisicità estrosa di Carrey un film, in cui illusione, inganno, ambiguità d'ogni scena possono infastidire, perfino indignare il pubblico convenzionale. La mancanza di riferimenti fa sì che i vari episodi della vita di Kaufman, pur seguendo il percorso canonico verso il successo di molti biopic, siano giustapposti senza un intento narrativo chiaro, accompagnati dalle musiche del gruppo musicale americano REM che avevano scritto per Kaufman nel '92 la canzone "Man on the moon" ("L'uomo sulla luna"), che dà anche il titolo al film.

Andy Kaufman aveva già compreso negli anni settanta che il patto tra artisti e pubblico è sempre caratterizzato da una buona dose di prevedibilità. Quando il comico la tradisce, annoiando, miscelando pause imbarazzanti ad altrettanti numeri imprevedibili, leggendo per ore di fila "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald o lottando contro le donne in incontri di wrestling truccati, o dimenticando le battute durante una popolare sitcom, gli effetti sono sconvolgenti. Kaufman aveva inventato tra i suoi più riusciti personaggi il crooner viscido Tony Clifton, che offendeva gli spettatori, li umiliava con battute estreme. La manipolazione dello spettacolo, il tentativo di superare i limiti fissati da un copione o da una scaletta di un programma sono stati sempre citati quali opzioni cui ricorrevano spesso i grandi talenti comici (il nostro Totò non era un re dell'improvvisazione?). Ossessione che ha portato molti artisti all'autodistruzione o al conflitto col mondo esterno, o peggio ancora all'inevitabile frammentazione individuale, ad essere continuamente fraintesi dagli altri.

Kaufman riunisce alle quattro del mattino le persone che meglio dovrebbero conoscerlo, il suo scopritore George Shapiro (Danny DeVito), l'amico, alter ego, Bob Zmuda (Paul Giamatti) e la fidanzata Lynne Margulies (Courtney Love), ed annunzia loro di essere ammalato di cancro. Ma nessuno ci crede, qualcuno ride ed è questa la condanna più terribile: la confusione insolubile tra vero e falso, tra i tanti Kaufman, identici e diversi, ma ineffabili. La realtà non esiste, dice Kaufman, dunque è impossibile prendere così sul serio la vita. Cosicché le cure contro il cancro esiteranno tra uno spettacolo e l'altro, tra i medesimi rituali finzionali di lontane discipline: la scienza medica ufficiale, con le sue radiografie, chemioterapie ecc., e la visibile mistificazione di un santone filippino, che tira fuori il male dal corpo, o le pratiche divinatorie, liberazione spirituale della meditazione trascendentale buddista.

© 2000 reVision, Andrea Caramanna



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