Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Monster

1h 41'

Regia: Patty Jenkins



Aileen Wournos (giustiziata il 9 ottobre 2002) era una mostro, la prima donna omicida seriale che la storia ricordi. Abbandonata da entrambi i genitori (il suo cognome era Pittman), fu in seguito adottata dai nonni materni insieme al fratello Keith. A quattordici anni, dopo una gravidanza non desiderata e l'abbandono del figlio, alla morte della nonna Aileen inizia a prostituirsi, dando luogo ad una vita randagia costellata di arresti, sino a giungere in Florida dove conosce Tyria con cui inizia una relazione che durerà sino all'arresto definitivo. Il primo omicidio, attuato con la calibro 22 usata anche per gli altri delitti, è quello di un elettricista che abusa sessualmente di lei; da allora la Wournos uccide altri sei uomini. Arrestata, Tyria tradisce Aileen per mezzo di una telefonata registrata dalla polizia, in cui la costringe a prendersi la totale responsabilità dei delitti.
Questa la cronaca.
Il film non si accontenta degli elementi di cronaca, tentando di porre la questione da un punto di vista che ne ribalti le premesse. La Wournos non è semplicemente un mostro, è il prodotto di una esistenza violenta a cui la donna risponde con altrettanta aggressività. Ogni trauma, ogni sofferenza è strettamente responsabile della trasformazione di una donna fondamentalmente buona in una macchina per uccidere; ne risulta un personaggio che cerca giustificazioni per le sue azioni ma che non è giustificato, compreso ma non esonerato. La Jenkins attua una sorta di ananmesi psicologica decidendo di non perdere mai di vista che il giudizio altrui non può presupporre una coscienza libera dal peccato, che entrare in una mente disturbata significa porre un altro punto di vista, quello dell'omicida. Un equilibrio difficile da conservare senza incorrere in passi falsi.

Ciò che non convince di Monster è proprio la recitazione pluripremiata della Theron, manchevole della giusta sottrazione dell'eccesso acquisito durante il primo approccio al personaggio, sempre troppo sopra le righe per non cadere in uno stereotipo, in tal caso quello di una donna che per essere una omicida seriale deve assolutamente apparire mascolina, ossia deve esprimere la propria aggressività tramite quei canali espressivi tipici di chi nella storia è sempre stato il serial killer doc, l'uomo. Nulla giustifica la costruzione del personaggio Aileen Wournos, nemmeno la possibile fedele riproduzione della reale protagonista, pena il tradimento di quell'equilibrio di sui si parlava poc'anzi, dove i pesi sono da ritenersi da un lato la storia vera, e dall'altro la sua riproduzione filmica, in cui la riflessione sulla nascita di un mostro è centrale.
De Niro per interpretare Jack La Motta in Raging Bull di Scorsese dovette ingrassare, cambiare i connotati in ore di trucco, ma quello che emerse fu la grande interpretazione di un attore totalmente immerso nelle sfumature psicologiche del suo personaggio, cercando dentro di sé la genesi anche del più piccolo e impercettibile gesto.
L'esteriorità dell'interpretazione della Theron e il trucco che l'ha imbruttita (peraltro troppo evidente per non accorgersi della sua esistenza), provocano una caduta di tono da cui il film non riesce a sollevarsi.

© 2004 reVision, Emanuela Liverani