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Love SongMonrak Transistor - 1h 55'
Regia: Pen-Ek Ratanaruang Tratto dal romanzo Monrak Transistor - titolo originale del film - di Wat Wanlayangkon, Love Song esce nelle sale a due anni
dalla sua data di produzione e dopo che Ratanaruang è diventato uno dei registi di punta del cinema thailandese. Nel frattempo un altro film a questo omologo e per
certi versi più riuscito, Le Lacrime Della Tigre Nera del connazionale Wisit Sasanatieng, ha avuto maggior fortuna nel trovare spazio
distributivo in Italia. Tant'è, il recupero di film dimenticati rimane tipico di quella che un tempo era definita fine stagione, coincidente con l'avvento dell'estate,
dove le rimanenze emergevano fortemente penalizzate. La stagione sembra non finire più, ma le penalizzazioni rimangono visto che l'estate nella tradizione nostrana si
lega al cinema ancora con le quasi scomparse arene.
Torniamo al film. Love Song è la storia di Pan, un aspirante cantante costretto dagli eventi a separarsi dalla sua neosposa in dolce attesa e di cui è innamoratissimo. Gli eventi sono: diserzione dall'esercito, fuga e lavoro in una piantagione di zucchero dove regna lo sfruttamento, carcere, incidente con conseguente infortunio. Tornato a casa Pan trova tutto cambiato. Di per se la storia non ha grande importanza, se si eccettua una analisi della fascinazione che il cosiddetto mondo dello spettacolo provoca in chi vi desidera entrare, soprattutto se questi proviene da una remota provincia. Quello che interessa è creare una serie di eventi rocamboleschi che possano originare modi diversi di racconto, creazione di un mix di generi - musical, commedia, melodramma - in cui le canzoni folk thailandesi fanno da contrappunto musicale e narrativo. Di più. La struttura, in cui l'impianto favolistico rimane basilare, è permeabile a molteplici sguardi, a sbalzi temporali, libera di accumulare l'accumulabile, mantenendo al contempo, tramite i protagonisti della vicenda, un approccio serio, ossia mai manchevole del dramma che essi vivono. La duplice intenzione del regista, quella di giocare con il cinema e quella di riprodurre l'irrealtà dell'ambiente in cui intende inserirsi Pan di cui il cinema fa parte, genera la sospensione della realtà vista come tale solo dal protagonista. Alla fine una morale c'è: bisogna tornare a dare il giusto peso alle piccole gioie quotidiane. Il senso del film, al di là del messaggio morale, è però altrove. E' nel vasto uso dei mezzi tecnici a disposizione, nella commistione di generi, nella ricerca di un film che ne contempli molti, in una parola è metacinema, ossia il cinema che racconta se stesso con leggerezza, divertendo, affermando la propria molteplice natura ma anche il proprio status originale di macchina della finzione dove impera la dimensione onirica e quindi lo straniamento dal reale. © 2003 reVision, Emanuela Liverani |
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