![]() |
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
||
![]() |
Principessa MononokePrincess Mononoke - 2h 17'
Regia: Hayao Miyazaki Miti e leggende sono l'immaginario della storia umana, rivelano le caratteristiche antropologiche, culturali e psicologiche di popoli.
Gli elementi figurativi, che ricorrono nella creazione artistica, fin dai tempi in cui gli uomini primitivi incidevano dei graffiti nelle caverne, hanno una componente
simbolica, che è l'espressione velata delle ombre, della zona buia del cervello umano. Una parte ingombrante, che l'uomo ha sempre cercato di dominare. E più
il tentativo era grande di controllare le forze oscure dell'ombra, più questa dimensione si alimentava, qualche volta deflagrando, o organizzando le forme visibili
di sentimenti ignoti. La psicanalisi ha tentato di analizzare l'inconscio, ma non sempre con successo. La principessa Mononoke è la storia del perenne conflitto
tra uomo e Natura, tra uomo selvaggio e uomo civilizzato. Non è un caso che il leit motiv del selvaggio, che sia un ragazzo come quello di François Truffaut
o più di recente la Nell/Jodie Foster di Michael Apted, o l'uomo scimmia Tarzan, ricorra in letteratura e nel cinema. Nel film di Hayao Miyazaki la protagonista
del titolo, San/princess Mononoke è soltanto uno dei segni in gioco nella intricata architettura simbolica messa in scena. Il principe Ashitaka è la figura
mediatrice tra la parte civilizzata, la fortezza, fucina del ferro, che rappresenta direttamente l'età in cui è in atto un processo violento di trasformazione
della società umana, a scapito della tradizione millenaria di simbiosi con la natura, e la parte oscura, il bosco con le sue creature.
Nel Medioevo la foresta è il luogo delle forze segrete, abitato dagli stessi dei che si veneravano nelle età precedenti a scopi propiziatori. Nella nozione latina il termine foresta è legato all'altro termine silva e dunque "silva foresta" indicava il "bosco che sta fuori (della città)". Foresta vuol dire straniero, e designa così una demarcazione tra i luoghi inesplorati, ostili, e quelli in cui è avvenuta la civilizzazione. Quest'ultima ha una chiara connotazione positiva: il suo cammino, l'espansione, è una lotta territoriale. Come in una guerra l'uomo strappa dei metri alla Natura, per edificare le città, che all'inizio erano fortificate, per difendersi dagli attacchi delle creature selvagge, come i lupi. Le parole ancora una volta ci soccorrono nello scoprire i legami profondi tra aspetti della realtà. Nel nostro caso occorre osservare l'etimologia della parola
fucile, che è il simbolo stesso di un processo. Infatti l'etimologia è legata a parole come fuoco e fucina per la presenza della pietra focaia che provoca
l'accensione della polvere nei primi modelli dell'arma. Ebbene la fortezza è pervasa dalla manifestazione dello stesso elemento simbolico: il fuoco, la fucina per
la produzione del ferro, i fucili per la difesa. La foresta, in opposizione, è lo spazio dell'oscurità e delle profonde radici. Secondo Jung il terrore verso
la foresta sarebbe ispirato dalla paura delle rivelazioni dell'inconscio.La parte più affascinante del film è quella che raffigura le creature del bosco. Gli animali come il cinghiale ed il lupo, le cui dimensioni sono innaturali, molto più grandi rispetto alla realtà. Il cinghiale in Giappone è anche uno dei segni zodiacali, designa il coraggio e la temerarietà, e il dio della guerra Usa-Hachiman è talvolta raffigurato sopra un cinghiale. E il dio cervo, creatura che si trasforma di notte in un essere fluido, gassoso che attraversa la notte, simbolo chiarissimo di ritorno alla purezza primordiale, che comporta la familiarità con gli animali. © 2000 reVision, Andrea Caramanna |
|
|
Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci |
|||