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Cresceranno i Carciofi a Mimongo

1h 20'



Film rivelazione della stagione cinematografica italiana e romana in particolare, Cresceranno i Carciofi a Mimongo è soprattutto un esempio evidente di come si possa costruire un piccolo successo commerciale senza doversi per questo affidare ad effetti mirabolanti o cast internazionali. Fulvio Ottaviano è riuscito a confezionare un prodotto gradevolissimo ricco di idee e trovate brillanti in un panorama italiano troppo spesso desolante, ma sarebbe probabilmente rimasto un piccolo film senza alcuna speranza di una valida distribuzione. Ed invece, una volta tanto, sono state giocate tutte le carte immaginabili, non ultima la musica, con una colonna sonora rigorosamente italiana che spazia da Jovanotti a Latte e i suoi derivati passando per Dham e Articolo 31.

Sergio (Daniele Liotti) si è appena laureato in agraria con una tesi sullo sviluppo del carciofo nei terreni aridi e, come tutti i giovani d'oggi, si scontra con le mille difficoltà della ricerca di un lavoro. Imposta la sua affannosa ricerca sui consigli suggeriti da un prezioso manuale, la guida pratica di Ermanno Lopez (che non si vede per tutto il film, ma che ha la voce irresistibile di Piero Chiambretti). Attorno a lui si muovono mille personaggi, dai genitori ex sessantottini dal presente alquanto instabile (Simona Marchini e Piero Natoli) all'amico Enzo con cui divide la casa e che ci prova, e con fortuna, con tutte le ragazze (Valerio Mastrandrea). Ma in cima ai suoi pensieri c'è Rita (Francesca Shiavo), la ragazza con cui si è lasciato già da tempo e che ora sta per sposare Alex...

Dichiaratamente ispirato a certo cinema indipendente americano tipo Clerks, di cui ci viene anche mostrata la locandina, Cresceranno i Carciofi a Mimongo basa comunque la sua forza su una buona sceneggiatura e su ottimi dialoghi. Molto bravi sono Daniele Liotti, già visto in Bidoni di Felice Farina, e Valerio Mastrandrea, anche se il personaggio di Enzo, all'inizio simpaticissimo, alla lunga stanca. Francesca Schiavo, ex voce solista dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore e cantante ormai affermata, non convince particolarmente.

Unica nota veramente stonata è il finale che, oltre a non aggiungere nulla ed a risultare buttato lì senza il benchè minimo motivo, è straordinariamente brutto.

© 1996 reVision, Carlo Cimmino



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