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I MiserabiliLes Miserables - 2h 13'Regia: Bille August Quando davanti alla porta del Paradiso sarà chiesto al danese di nascita Bille August qual
è stato il suo contributo all’immaginario filmico, egli a buon diritto potrà sostenere di aver inventato la "super-trasposizione"
di opere letterarie": adattamento per lo schermo di romanzi contemporanei ed immortali capolavori della scrittura. Un'utile
opera divulgativa, quella di August? Dopo aver attraversato "La Casa Degli Spiriti" di Isabel Allende e "Il Senso Di Smilla
Per La Neve" di Peter Hoeg, eccolo affrontare il macigno-Miserabili, il lacrimevole uragano ottocentesco orchestrato dalla
potente penna di Victor Hugo. Che si avvicina ormai alle quaranta riduzioni, la migliore delle quali, non solo per orgoglio
patrio, è quella del buon Riccardo Freda, anno 1947, con Gino Cervi nei panni di Jean Valjean ed una delle prime apparizioni
cinematografiche di Marcello Mastroianni. Il vero pregio dell’azione registica di Bille August è quello di aver trovato una
sorta di stile indistinto, che può governare produzioni ad ampio respiro, con un cast internazionale non necessariamente
adatto alle necessità, rivolte a platee quanto più ampie possibile. Esito singolare, se si pensa al suo esordio con Pelle
Alla Conquista Del Mondo, più comprensibile, ricordando la magniloquenza estatica del sopravvalutato Con Le Migliori
Intenzioni, film para-bergmaniano che guadagnò all’epoca la Palma d’Oro a Cannes.
Davanti all’impegnativo cimento dei Miserabili, August evita se non altro il disastro del cast della Casa Degli Spiriti,
nel quale cercava disperatamente di far apparire Meryl Streep molto, molto più giovane di Glenn Close. Liam Neeson, per quanto
ingessato, funziona nel ruolo di Valjean, mentre Geoffrey Rush, ormai volto consolidato del cinema europeo, è il cattivissimo
poliziotto Javert. Si dimostra molto a suo agio con le ricostruzioni storiche, le scene di massa, utilizza in maniera disinvolta
le ambientazioni praghesi che fungono da surrogato per la Francia di Hugo. Le incongruenze sono limitate, e l’occhio viene
confortato da un fotografia assolutamente all’altezza. Certo, non c’è traccia di ritmo, nessun tentativo di riprodurre la
passione della lettura. L’adattamento di Rafael Ygelsias, sceneggiatore de La Morte e La Fanciulla, è pedante, un
centone letterario che trascina l’intero film in una "aurea mediocritas" di sostanza, ma un tantino tediosa, nella prospettiva
dei centoquaranta minuti di durata complessiva. Se non è lecito chiedere colpi di scena ad un racconto tanto noto, è almeno
auspicabile una piccola invenzione visiva, un momento individuale, l’accenno di una riflessione personale. August confeziona
invece un oggetto indistinto, un monolite che per essere impeccabilmente levigato perde anche il piacere dell’imperfezione, e
risulta impossibile da trasportare. Una massa oscura nella quale lo spettatore riconoscerà probabilmente i propri ricordi, ma
che finirà per metterlo a disagio, come acquistando un’edizione con rilegatura di lusso, che poi si rivela di ardua lettura.
Ad August va riconosciuto il coraggio con cui affronta una materia complicata, e di per sé ingombrante. Se ogni tanto volesse
farne un film, la nostra riconoscenza sarebbe destinata ad aumentare.
© 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
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