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Il Miracolo

1h 33'

Regia: Edoardo Winspeare



Basterebbe la costruzione della scena iniziale dell'incidente per comprendere chiaramente quanto il cinema di Winspeare tenti di raggiungere altre radure dell'anima pur restando nella dimensione collettiva panteistica e un po' dionisiaca dell'esistenza. La prima sequenza è ispirata dall'apparizione di un misterioso fascio luminoso, in plongée, che circonda la fisionomia di un corpo femminile, quando lo scontro è già avvenuto e siamo proiettati in una dimensione conoscitiva ulteriore e straniante dalle normali percezioni. Un cinema che ha subito bisogno di un segno forte, esterno, di una presenza aliena, perturbante. Il film poi continua all'ombra di questa indicazione suprema, quasi cadendo a terra, per (ri)descrivere un'umanità povera, quotidiana, dove tali apparizioni sono solo il frutto di fantasie superstiziose.
La dissociazione con L'Ora Di Religione di Bellocchio consiste proprio in questo. Qui la manifestazione del trascendente è realmente avvenuta, ma cosa succederà al piccolo Tonio? È stato davvero "fulminato" da un misterioso raggio che gli consentirà di guarire malati e quasi resuscitare morti? La fede non è dunque un segno "scambiato", "confuso", "immaginato" ma qualcosa di concreto e che manifesta immediatamente i suoi poteri. Tonio fa risvegliare un uomo anziano dal coma.

Ma ecco che Winspeare abbandona a poco a poco quel segno "importante". Segue il suo protagonista e lo rivela insieme agli altri personaggi con calma, con la delicatezza ed il pudore e insieme con l'autenticità ardente dei suoi film precedenti (Pizzicata, Sangue Vivo). Così il percorso zavattiniano infine regala numerosi ritratti: personaggi "veri" come i genitori di Tonio, e l'anziano che per un poco sembra miracolato dal tocco del bambino, e Cinzia con la sua semplice forza d'animo che la spinge verso una vita il più possibile autentica. La sincerità è in effetti la caratteristica principale dei personaggi, caratteri in grado di rivelare in poche battute una genuinità superiore a tutto. Come se Winspeare non vedesse mai inganni, ambiguità o veli. Anche i venditori di miracoli non fanno paura, sono solo patetici.
Il Miracolo mette in scena una visione del mondo piccola, "bambina", o meglio l'adolescenza è l'unica presenza importante, tutto il resto inizia e finisce in relazione alla dimensione fanciullesca, alla capacità di sognare ad occhi aperti, con gioia senza credere minimamente alla presenza del Male.

© 2003 reVision, Andrea Caramanna