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Memorie Dal Futuro



Nello spessore di un ricordo può essere nascosta la chiave di un mondo a venire, che conoscere può significare alterare la percezione ordinata di quanto si affianca ad una visione della realtà che non riesce a fare a meno di smentire continuamente la propria appartenenza a se stessa, alla stabilità emotiva che di questa realtà è garante.
E allo stesso tempo, vedere il futuro non è altro che intuire la direzione che prenderanno volontà ispirate a strutture decisionali che alterano continuamente la coscienza di chi è al loro servizio, in un corto circuito relazionale ispirato ad una visione del futuro che non assomiglia ad altro che ad una alterazione prospettica di quanto si muove al di sotto della nostra consapevolezza degli altri e delle cose.
Detto questo, diventa facile intuire che la fantascienza di Minority Report è in realtà fantacoscienza espansa e mutante di un cambiamento irreversibile che l'esistenza dei Pre-Cog, in grado di "vedere" in anticipo la scena di un omicidio, tenta di rendere accettabile a menti abituate a rintracciare nelle proprie dinamiche interiori la traccia di un pensiero, forse di un disegno iscritto nella Storia che sono ormai ipotesi ovviamente provvisorie, destinate ad essere esaminate da un apparato che saprà valutare sulla base di parametri etico - morali che hanno smesso di appartenere (penso in particolare al "rapporto di minoranza", al "minority report" dal quale scaturisce la caccia all'agente John Anderton - Tom Cruise) a quella che è inevitabile definire come un'alterazione cromosomica della percezione del divenire storico.

Con questo non si vuole tracciare una linea divisoria troppo rigida, in grado di smentire completamente qualunque forma di comunicazione tra la vecchia fantascienza, quella legata ancora alla "concretezza" di rapporti umani codificati, alterabili all'interno di un progetto rivoluzionario o ad una semplice "riforma" dell'esistente, quanto invece rimarcare la necessità di adottare nuovi strumenti di lettura, nuove e più sofisticate sonde in grado avvicinare mondi che hanno indubbiamente un fascino maggiore rispetto al passato, perché meno prevedibili nell'esprimere modelli di interpretazione dotati di maggiore flessibilità, di maggiore mobilità e dunque in grado di rimarcare continuamente la distanza che ci separa da un realtà che è ricreazione continua delle condizioni di possibilità iscritte nel sistema proprio nel momento in cui è più forte la sensazione di essere sottoposti all'arbitrio di una ragione necessitante, lontana da qualunque "effetto di realtà" che faccia riferimento alla produttività di valori certi e condivisi.

Ma è possibile dire di più e rimarcare ad esempio che la rivolta messa in scena da John Anderton non ha nulla a che vedere con l'infrazione inevitabile delle regole dettata da un universo che tenta di riscrivere il ruolo dell'individuo, non più strumento di un disegno nel quale è possibile annullare la propria personalità credendo di incrementare la libera espressione del pensiero e non ancora volontà libera da pregiudizi (falsamente) morali e da ideologie che hanno smesso di "qualificare" l'agire individuale.
Si tratta invece di comprendere che alla base dell'universo di Minority Report, così immerso in un gioco di superfici riflettenti che rinviano continuamente ad un modello perduto, ad un principio che assume l'aspetto di una "cerca" chiusa in un divenire astorico, che non presenta modelli certi di riconoscibilità, sta la volontà di riscrivere le condizioni di possibilità di una visione che non sarà mai più strumento di un giudizio "modellizzante", definibile nei limiti di una conoscenza che cresce in qualche modo su se stessa, che ha un rapporto di fiducia quasi incondizionata sull'affidabilità che è possibile attribuire alle proprie percezioni, ad un sentire che ha smarrito la capacità di procedere di pari passo con la Storia, sia pure intesa come ascolto delle immagini che parlano al cuore e come accrescimento della consapevolezza del cammino esistenziale da percorrere.

© 2002 reVision, Marco Marinelli