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Ti Presento i MieiMeet The Parents - 1h 46'
Regia: Jay Roach Greg Fotter (Ben Stiller) è perdutamente innamorato di Pam, ma per sposarla dovrà prima riuscire ad entrare nell’esclusivo "cerchio della
fiducia" del padre Jack (De Niro), un ex agente della CIA la cui vita è governata da un sacrale intrico di manie, paranoie e tradizionalismi. Così, nell’arco di un fine settimana
Greg sarà travolto dai mille perigli che un avverso destino ha preparato per lui: un vaso cinerario, un gatto addestrato a fare i bisogni in bagno, un ex fidanzato con l’hobby
della falegnameria, un’infernale macchina della verità...La principale ragione di esistere di Ti Presento i Miei è semplicemente un De Niro stellare, un uomo che in cento minuti di film riesce a concepire un ghigno diverso ad ogni inquadratura, alternando cordialità gioviale, incredulità sospettosa, ironia vendicativa, tenerezza disarmante, sarcasmo compiaciuto, stupore annichilito, e tutte le millimetriche sfumature del suo infinito registro comico. In un’epoca di storie focalizzate sulla borghesia medio-alta, dove la fondamentale virtù dell’interprete-tipo è la sua inerzia, il suo essere emblema di una normalità al limite dell’insignificanza, De Niro resta (ora che le rughe dei sessant’anni hanno reso ancor più marcata la sua maschera) uno degli ultimi esponenti della grande tradizione istrionesca del cinema statunitense, quella che ci ha dato Charles Laughton, James Cagney, Jack Nicholson, e che giunge fino a Kevin Spacey e Jim Carrey: volti che sanno fondere comicità e tragedia nel contrarsi di un sopracciglio. Degna controparte di De Niro è il bravo Ben Stiller (Tutti Pazzi per Mary), efficacissimo nel reggere uno dei contrasti più antichi del genere comico: spasimante (il più possibile ingenuo e indifeso) versus padre della sposa (il più possibile scorbutico e indisponente). Ma anche tutti gli altri attori, da Blythe Danner (l’apprensiva paziente moglie di Jack) alla fidanzatina promessa Teri Polo, e soprattutto al simpaticamente odioso Owen Wilson (spalla naturale di Stiller), formano uno dei cast meglio assortiti delle ultime stagioni. Al di là della sua innegabile forza comica, Ti Presento i Miei è anche il lucido ritratto di una società rigidamente divisa per classi. Da umile infermiere ebreo, Greg si trova di colpo scaraventato in una famiglia anglosassone di professionisti affermati, agenti segreti a riposo, primari di clinica, operatori di borsa. Un mondo chiuso e quasi ignaro dell’umanità che vive al suo esterno: quando Greg rivela al parentado riunito il suo lavoro di infermiere, tutti sbottano a ridere, convinti che si tratti di una battuta ironica. E durante un’agguerritissima partita a pallavolo, esemplare è il monito di Jack all’intimidito genero: "Non ti preoccupare, nessuno si aspetta molto da te." C’è però da sottolineare l’assoluto squilibrio tra l’apporto recitativo e quello registico. È un peccato avere a disposizione De Niro, mostro che dovrebbe girare solo capolavori, e darlo in pasto ad un qualsiasi Jay Roach, che in vita sua ha avuto a che fare al massimo con Mike Myers. È un peccato che una simile miniera di guizzi e trovate mimiche vada sciupata (o almeno sottoutilizzata) da immagini casuali e senza ritmo. Così, se questo Ti Presento i Miei può essere giudicato un divertente passatempo, con un autore all’altezza del talento che la fortuna gli ha posto davanti alla cinepresa, sarebbe stato una commedia notevolissima. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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