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Dopo Mezzanotte1h 33'
Regia: Davide Ferrario Un film retrò può essere ancora seducente quando il suo
centro di ricerca è lo sguardo perduto dei tipi personaggi della storia del
cinema? L’icona sentimentale-emotiva di Buster Keaton coincide totalmente con
una particolare visione del mondo ed una corrispondente posizione del corpo
impacciato, comico, tenero e gentile. Anche il cinema di François Truffaut
sposava la stessa ideologia: ogni film è la visione del mondo del regista,
autore.Davide Ferrario si muove tra queste visioni prospettive dei personaggi protagonisti che nascono e muoiono tra confini "adolescenziali". In modo (forse) inconsapevole il cinema di Ferrario ricuce le immagini del cinema italiano recente, tra ricerca di nuovi immaginari, spazi e luoghi poco visti (qui non solo la Mole Antonelliana, ma anche le strade anonime torinesi e i quartieri di periferia come Falchera) e le catene antiquate verso certe caratteristiche dei personaggi (più che lo stralunamento, l’afasia). Le tipologie di timidi, introversi, sono senz’altro le più ricorrenti. Mentre le messe in scena di atmosfere particolari appaiono, per fortuna, in sano incremento anche quando circostanziate, con forti debiti verso le narrazioni. Dopo Mezzanotte è il respiro (corto) continuo di queste due profonde necessità, che sembrano essere radicate e collegate ad un passato remoto, un cinema semplicissimo, il muto, dalla presunta purezza, d’intensa affettività umana. La tensione del film si esaurisce quando i giochi sono fatti, l’interesse cala, non solo verso le storie, ma verso un’ambientazione, la Mole Antonelliana, infine troppo (o solo) soffocante. Il minimalismo letargico del racconto non ha la pretesa di
issarsi verso fasi di riflessione affilate, riducendosi le psicologie a qualche
affresco di carattere o più che altro ad automatismi mutuati dalla storia del
cinema, ed in particolare ai riferimenti espliciti come Jules e Jim o ai
prelievi diretti dalle pellicole conservate nel museo, soprattutto l’afasia, il
muto con l’enfasi dei suoi gesti, retorica probabilmente più efficace e diretta
(quando si ha poco da dire).La nostalgica, fisiologica propensione alla cattura di un reale diverso, (ri)trovare il presente, elaborarlo, attraverso un passato cinefilo, attivamente si traduce nel recupero/rielaborazione/montaggio di autentiche briciole d’intimità presenti/passate/altre ibridate, con un gusto fin troppo mellifluo; un Martino capace di sorprendere o commuoverci con le immagini strappate al proprio vissuto che dovrebbero far riferimento, attraverso le immagini recuperate da vecchi film, ad una storia (?) collettiva. E naturalmente la scomparsa di una vera e propria drammaturgia tra i personaggi - il triangolo amoroso è fin troppo sovresposto come gioco, divertissement - rende l’opera ancora più vacua, come se l’osservazione di uno spazio visivo concreto sia infine compromessa. Dopo Mezzanotte scivola nell’arbitrarietà del segno non necessario, nell’intrattenimento corretto e carino, non lontano dallo spirito anodino di certe fiction televisive. Ottusità colte, dove il vero talento visionario è del tutto assente. © 2004 reVision, Andrea Caramanna |
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