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Metroland

1h 46'



Presentato al festival di Venezia ’97, nella sezione British Renaissance, è il tipico prodotto che passa inosservato, e anzi c’è da stupirsi che sia approdato al circuito commerciale. In effetti Metroland non è un capolavoro e la prima sensazione che offre è quella di déjà vu.
La storia si ispira al romanzo d’esordio di Julian Barne, scritto nel 1980. Siamo nel 1977, due amici, Chris (Christian Bale) e Tony (Lee Ross), si rincontrano dopo molti anni. Insieme avevano vissuto le utopie sessantottine, combattendo il conformismo della borghesia, detestando soprattutto quella inglese di Metroland, il luogo dove sono nati, piccolo sobborgo intorno all’ultima stazione di una linea della metropolitana londinese. Chris era andato a Parigi per coltivare il sogno di diventare un famoso fotografo. Toni invece girava il mondo, per accumulare esperienze d’ogni tipo. Dopo aver perso la testa per la francese Annick (Elsa Zylberstein), Chris s’innamora di Marion (Emily Watson), lascia la Francia, torna a Metroland e, malgrado avesse giurato di non finire i suoi giorni da borghese, sposa Marion, ha da lei una figlia e un classico lavoro dalle nove alle cinque. Il redivivo Toni cerca di redimere Chris, ma la vera motivazione delle premure per l’amico forse è soltanto l’invidia.

Se la regia di Philip Saville appare abbastanza ordinaria, eccellente è invece il lavoro sugli attori e la scrittura dei dialoghi, merito della sceneggiatura di Adrian Hodges. Efficace è la contrapposizione tra due popoli, due mentalità diverse, quella francese opposta all’inglese. I francesi sono liberi, fantasiosi e diretti. Gli inglesi taciturni e formali. Insomma gli inglesi sarebbero dei perfetti borghesi, i francesi, ovviamente, dei rivoluzionari. Sono termini, luoghi comuni, che col tempo hanno perso parte del significato originario o quello che avevano in quegli anni, ma questi che sembrano banali stereotipi, ritraggono perfettamente un’epoca che va dalla fine degli anni ’60 a quella degli anni ’70. I sentimenti della gioventù di allora, le illusioni, le aspettative di cui s’è nutrita un’intera generazione. Forti ideali che non potevano, nel giro di pochi anni, essere facilmente rinnegati. In Chris ci sono tutti i segni di questo rinnego: i fantasmi di Parigi (soprattutto la bella Annick) che gli appaiono durante il giorno, le notti insonni, colpito da inspiegabili attacchi di ansia, che supera grazie a lunghe passeggiate all’aperto in pigiama. Più che il bilancio di una vita, è il giudizio sulla coerenza delle scelte a gravare sulla coscienza. Toni è rimasto coerente al passato: libertà sessuale, nessuna responsabilità (vedi l’aborto), nessun dovere.
Tra gli attori emergono chiaramente Christian Bale, nel ruolo di Chris, che riesce benissimo a rendere ogni sfumatura, soprattutto la nostalgia per il periodo parigino. Emily Watson, nella parte apparentemente minore della moglie Marion, è intensa e calibrata come nella sua interpretazione di Beth in Breaking The Waves.

© 1998 reVision, Andrea Caramanna



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