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C'Era Una Volta In Messico

Once Upon A Time In Mexico - 1h 41'

Regia: Robert Rodriguez



Robert Rodriguez ha fondato l'estetica povera e scintillante del mariachi. Che questo sia il terzo capitolo di un viaggio solo (ottusamente) percettivo lo si capisce fin dalle prime immagini impegnate a costruire una dimensione saettante ed intensa priva di profondità psicologiche. I giochi della mdp poi continuano per tutto il film insieme alle pirotecniche acrobazie delle sparatorie. Lo spettacolo di una fantasia d'invincibilità, anzi di vera e propria invulnerabilità, costituisce il fantasma più forte ed intenso del film. I segni/corpi procedono verso l'impossibile, tracciano, articolano lo spazio scenico, come schegge di 007 impazziti. E non a caso il confronto tra agenzie di servizi segreti costituisce un po' il filo rosso della narrazione: FBI, CIA, ecc. L'oggettistica del duello chiama in causa una presenza asfissiante, performante dell'arma: pistole, fucili, mitragliatori e naturalmente le note custodie, ormai dispositivi segreti d'assalto, preparano l'iperattivismo e il balletto coreografico delle sfide. Chiamare in causa Sergio Leone (e i paragoni tra buoni brutti e cattivi) sembrerebbe blasfemo. Lì c'erano lo spazio ed il tempo e il percorso e la durata, ed anche i volti realmente scolpiti nella loro espressione ancora "umana". Qui sono abolite le distanze temporali e spaziali. Tutto sembra scorrere sulla medesima superficie scatenata e scatenante pulptrashsplatter di una partita di football americano con i pop corn che scoppiano in un amplificatore gigante. I rumori agiscono sullo stesso livello performante, stordendo e disturbando ogni tipo di accostamento analitico. Sullo spettatore è ormai praticata l'anestesia dello sguardo che tende a ripiegarsi su se stesso.

Paradossalmente Once Upon A Time In Mexico è un film dove non c'è niente da vedere, ma da percepire in sinestesia. Dove le pratiche dello sguardo lasciano il posto ad un'esperienza sensoriale più tattile ed uditiva. Diversa dal videogame di ultima generazione, Once Upon A Time è un'esperienza esclusivamente ludica, che si avvale di un'incessante meccanismo a ripetizione. Cosa rimane da scoprire oltre un'esperienza dello sguardo che si è privata proprio della sua componente perversa e voyeur (distaccata)?
Più vicina a un balletto moderno, a un cartone animato della Warner, oppure a Braccio di ferro, il marchio "El Mariachi" si clona abilmente, pretende di affermarsi nell'immaginario. Prodotti infine schiavi del ristretto territorio fantastico in cui si collocano, dove le variazioni sembrano più che altro strumentali alla perpetuazione nella memoria dello spettatore consumatore. Si ricorda tuttavia con maggiore piacere il primo El Mariachi.

© 2003 reVision, Andrea Caramanna