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La Meglio Gioventù

6h 00'

Regia: Marco Tullio Giordana



Il film di Marco Tullio Giordana, vincitore del premio "Un certain regard" al Festival di Cannes 2003, viene proiettato al Taormina Bnl Film Fest in anteprima nazionale in due tranche da tre ore ciascuna nella sezione eventi speciali. "E' il lutto degli alpini che va alla guerra; la mejozoventu' che va sotto terra!": da questo canto di brigata il titolo di una raccolta di versi friulani di Pier Paolo Pasolini da cui Giordana, celebrato ed impegnato regista de I Cento Passi mutua un titolo capace di tanta evocazione da suscitare la sensazione del peso di ogni attimo, per quanto fuggevole, di storia sulla vita privata dei singoli. Questo vale per Nicola (Luigi Lo Cascio, coppa Volpi a Venezia come miglior attore protagonista per Luce dei Miei Occhi) e Matteo (Alessio Boni), due fratelli romani avvicinati dal carattere e dall'educazione ed allontanati dai colpi di coda del destino.
Punto di partenza: l'adolescenza negli anni 60, momento idilliaco di innocenza interiore e pubblica; arrivo disperato: la maturità della disillusione e delle colpe. Dapprima le amicizie, i divertimenti, i libri e le stesse ambizioni sono comuni, intimi, condivisi... poi il bivio che impone la scelta di una vita e la separazione coartata dalla consapevolezza della diversità. L'incontro con Giorgia, una ragazza con problemi psichici, e il tentativo fallito di aiutarla saranno la radice dello scontro con la dura legge della vita che taglia le ali ai sogni di giustizia e confronta gli individui con i propri limiti, senza sogni nè appello. Di là una svolta epocale che porta Nicola, a seguito di una serie di avventure personali vissute con crescente passione e senso di giustizia, a Torino, al seguito di Giulia, suo grande amore, donna forte e moderna imbevuta degli ideali del comunismo e della lotta operaia, e Matteo ad entrare nelle forze di polizia come agente duro, intransigente ed irreprensibile, capace perfino della violenza pur di rispettare gli ordini.

Il percorso di tutti i membri della famiglia è quello imprevisto ed imprevedibile di personaggi che inciampano nella storia, secondo la definizione dello stesso regista; è una lente di ingrandimento attraverso cui osservare i particolari, altrimenti invisibili, dell'Italia degli ultimi 40 anni, un modo per percorrere, con l'esilità di un racconto corale che preferisce la via del non detto all'approfondimento, la maturazione di un Paese attraverso l'evoluzione dei suoi costumi ed il dipanarsi degli eventi che lo hanno cambiato: dal terrorismo a mani pulite, dalle lotte studentesche alle partite della Nazionale di calcio. La scelta registica è quella di tratteggiare con la leggerezza di un pennello un quadro generale delle cronache assurte a storia rinunciando, per forza di cose, alla credibilità del plot che raggiunge, in certi casi, livelli di inverosimiglianza tali da far pensare a "Carramba che sorpresa". Tante, infatti, le combinazioni e le coincidenze di cui i personaggi della narrazione sono protagonisti; troppi, forse, gli incontri fortunosi che ricongiungono, senza troppa cura per il nesso di causa/effetto, le singole vicende in un disegno più omogeneo e contestualizzato.
Al cinema il film di Giordana, pensato per una fruizione squisitamente televisiva, attraverso la proiezione di quattro puntate della durata di 90 minuti ciascuna, arriverà suddiviso in due puntate di tre ore. La dilatazione degli spazi della pellicola ha consentito al regista di affrontare con libertà di tempi e modi l'evoluzione del costume, della realtà sociale e dei rapporti all'interno di Istituzioni e Famiglia ma ha certamente giocato a discapito del coinvolgimento emozionale e della continuità qualitativa della narrazione. Si tratta, comunque, di un esperimento destinato a non conoscere vie di mezzo nell'apprezzamento. Piace in modo viscerale a chi sia capace di trascendere una certa furberia nella costruzione ed il facile buonismo in cui spesso incorrono i personaggi principali, integri e netti come eroi delle strisce fumettistiche. Stucca il palato di chi dovesse rinvenire nei dialoghi semplici e nell'intreccio improbabile, il risultato di un progetto concepito a tavolino per assecondare i gusti massificati del pubblico televisivo al solo fine della cassetta. Qualunque sia il responso finale, in ogni caso, otto minuti di applausi al termine della proiezione di Cannes sembrano, francamente, eccessivi.

© 2003 reVision, Elisa Schianchi