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Michael Collins

2h, 20



Leone d'oro all'ultimo Festival del cinema di Venezia e Coppa Volpi per il miglior attore protagonista a Liam Neeson, Michael Collins è il film con cui Neil Jordan, irlandese lui stesso, affronta uno dei personaggi più controversi e leggendari della storia irlandese di questo secolo, riuscendo a sviluppare un progetto a cui aveva cominciato a lavorare già 13 anni fa, poco dopo il suo debutto con Angel. Progetto più volte accantonato proprio per l'intenzione di Jordan di farne un film epico ed il suo poco peso di fronte ad alti budget. Dopo il successo de La moglie del soldato e l'incontro con il produttore David Geffen per Intervista col vampiro ecco nuovi capitali americani ed il solito film americano.

In una Irlanda schiacciata da 700 anni di dominio britannico, Michael Collins rappresenta la lotta per la pace e la libertà. Il film si apre, sotto forma di racconto (e già questa scelta risulta del tutto inutile), sull'insurrezione di Pasqua del 1916 ed il conseguente rinnovamento del movimento per l'indipendenza dell'Irlanda. Viaggiando per tutto il paese facendo proseliti con i suoi discorsi inneggianti all'identità nazionale, Collins, inventore del metodo della guerriglia, organizza la sua famosa Armata Invisibile, un esercito di volontari che con pochi mezzi riesce a diventare l'incubo della grande potenza occupante. La situazione precipita con l'arrivo a Dublino dei Black e Tans, un corpo paramilitare inviato con il solo scopo di insegnare l'obbedienza agli irlandesi con qualunque mezzo, responsabile dell'eccidio passato alla storia come Bloody Sunday. Si arriva comunque ad un armistizio e Collins, pur non essendo uomo di politica e nonostante le sue riluttanze, viene inviato a Londra per trattare la pace. Il trattato, non riconoscendo la Repubblica d'Irlanda, stabilisce l'esistenza di uno stato libero d'Irlanda con un proprio governo, ma separato dal nord e tenuto a giurare obbedienza alla corona inglese. Gli stessi compagni di lotta, fra cui l'amico Harry Boland e Eamon De Valera, si schierano contro Collins fino ad arrivare allo scoppio della guerra civile fra i sostenitore i gli oppositori del trattato.

Ma senza entrare nel merito e cercare di giudicare se Michael Collins sia stato un eroe o un traditore, o se un film di questo genere possa o meno essere a favore dell'attuale IRA, come si è da più parti sostenuto, c'è da dire che se La moglie del soldato, almeno nella prima parte, affrontava la questione irlandese in maniera cruda e realistica, ma inserendola in una contesto profondamente avvincente, qui siamo di fronte al tipico prodotto commerciale destinato al grande pubblico. Per quanto la lotta di un popolo per la propria libertà sia visibile dall'inizio alla fine del film, tutto ciò avviene in maniera quasi asettica, mentre quello che viene enfatizzato sono le scaramucce amorose fra Michael Collins e Harry Boland. Può, del resto, mancare l'avvincente storia d'amore, possiamo fare a meno del melodrammone costantemente propinato dalle produzioni d'oltreoceano?

E certamente il personaggio che risulta più insulso è proprio quello dell'oggetto di tanto desiderio, Kitty Kiernan (una Julia Roberts nella parte a lei più congeniale), anche se lo stesso Liam Neeson ben difficilmente sarebbe in grado di ammaliare le schiere popolari d'Irlanda. Ugualmente poco interessante è il De Valera di Alan Rickman sempre un po' troppo sopra le righe. Chi invece piace molto è la presenza irlandese più costante degli ultimi anni, uno Stephen Rea che impersona l'ispettore Ned Broy, informatore di Collins, e non da meno è Aidan Quinn, anche se il suo Harry Boland alla lunga risente necessariamente dell'atmosfera di cui il film è pregno e che lo rende ben poco credibile.

© 1996 reVision, Carlo Cimmino



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