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Master & CommanderMaster And Commander: The Far Side Of The World - 2h 18'
Regia: Peter Weir Una crisi d'identità. Forse personale, forse
"giustificatamente" riscontrata tra le righe di un film commerciale
qualunque. Master & Commander: un film commerciale qualunque, o
meglio, della Hollywood dei grandissimi numeri, delle cifre da capogiro,
all'insegna del Dollaro che produce spettacolo per le masse. Dove Russell
Crowe, che percepisce venti milioni di dollari, dichiara senza un briciolo di
rispetto per tutte le misure, che ha faticato parecchio per imparare a suonare
il violino. Cosa rimane in fondo all'immagine senza propaganda, senza l'odore
acre del denaro che si riproduce a suo modo, senza la volgarità delle storie
ricostruite ad hoc per i palati maleducati, da educare, da indottrinare, delle
masse planetarie? Quello che si può dire, che si deve dire, lo si dice nel film
ed in modo brutale. La cavalleria e il duello, se non ci sbagliamo, erano il
confronto diretto, senza trucchi, tra duellanti, non il panegirico delle virtù
militaresche. Master & Commander è l'avventura del cuore precipitato
nell'orizzonte esclusivo di una collettività che persegue un obiettivo senza
mai ragionarci sopra. Che a pensarci bene coincide con i desideri più intensi
dei poteri attuali o forse di tutti i poteri della Storia. Affidarsi,
concedersi totalmente al grande capo, soggiacere alla seduzione di una figura
paterna che pensa al bene di ciascuno, anche seguendo le vie più impervie e
sconosciute, ma tanto è il genio "militare", "politico",
che comprende tutto per talento personale. Grandi figure mitologiche di
generali, condottieri valorosi. Eppure contraddizioni al volo. Perché mai
Nelson sarebbe preferibile a Napoleone? Perché i nemici sono gli invisibili
francesi, pronti a macchiarsi di infamie, di inganni, invece che di normali
astuzie tattiche, utilizzate da tutti in guerra?Francamente non riusciamo mai a cogliere nei conflitti la parte che presumibilmente ha ragione e quella che ha torto. Provocatoriamente dice l'esperto militare Ugo Barlozzetti ("La menzogna e l'arroganza" in La paura e l'arroganza, a cura di Franco Cardini): "Poche esperienze debbono aver terrorizzato chi aveva il potere come quei giorni del 1917, quando soldati russi e tedeschi cessarono di massacrarsi e fraternizzarono". L'imperativo di schierarsi non prevede repliche, né titubanze. Come quando dobbiamo scegliere tra la vita del nostro più caro amico o il Bene supremo della Patria. Peccato poi che le imprese impossibili diventino possibili come salvare il soldato Ryan: un solo soldato, una sola vita, mettendo a repentaglio quella di centinaia, migliaia di altri soldati. Altro sentimento comune: il coraggio.In cosa consiste la viltà. Certo è più coraggioso il terrorista che si schianta con l'aereo sulle torri gemelle, piuttosto che il pilota che sgancia da migliaia di metri d'altezza una bomba (magari atomica). Non c'è dubbio, eppure... In Master & Commander tutta la vita possibile è già stata risucchiata altrove. In quella nave arrembata sul mare, destinata per sempre alla lotta, meglio all'incessante sacrificio. Logica da eroe? Sentimento comune? Come i soldati italiani in Iraq che affermavano - indottrinati da questi valori - che bisognava restare in onore dei compagni morti. Continuare a rappresentare la guerra, armati, ancorché sui manifesti delle città d'Italia, i soldati italiani portano solo la pace... Vita risucchiata, soppressa, quando lo sguardo docile di una donna è solo intrecciato con quello del capitano Aubrey tutto di un pezzo, che non può mai fermarsi. Altra propaganda: continua, non ti fermare, l'amore di una donna... che inutili debolezze. Il conflitto tra Scienza e Natura, davvero troppo ingombrante per non dimenticare che le Galapagos così si chiamano per quelle tartarughe giganti sterminate in tutti i mari. Siamo sicuri che la scienza naturale, abbia guardato le creature più strane con il solo obiettivo di rispettarle? La Scienza che è pragmaticamente tecnologia della battaglia navale invece si replica per costruire strumenti di dominio, perfino le strategie sono arte e tecnica-tecnologia-pensiero della Guerra. La Natura con i suoi incredibili mimetismi produce arte e tecnologia della sopravvivenza di una specie. Ben diverso davvero dai meccanismi umani, già concretizzati in una sfida tra se stessi, fra elementi della stessa specie. Guerra tra uomo ed uomo dunque, non tra Bene e Male tra Giusti ed Ingiusti. Peter Weir rappresenta questa volta l'ambiguità di una territorializzazione solo umana, che trovava in The Truman Show le dimensioni più ambigue e fantascientifiche, attraverso la mitologia del romanzo storico di Patrick O'Brian, liberandosi totalmente della profondità psicologiche degli scontri tra le varie dinamiche in gioco: capitano-medico, capitano-ciurma, ciurma-ciurma, ragione di Stato contro ragione di Natura, sentimento individuale/sentimento collettivo. O meglio, queste dinamiche sono giocate a senso unico con la sola eccezione di un ripensamento (alibi) da parte del capitano Aubrey, quando il medico Maturin è ferito e l'impresa per solidarietà umana (tuttavia al singolo) si può fermare. Weir sembra cimentarsi più che altro sul grado di fascinazione visionaria della riproduzione dettagliata del vascello Surprise scosso dai mari, e le sequenze più coinvolgenti, grazie ad una ineccepibile fotografia e ai superbi effetti speciali digitali (che si nascondono in maniera perfetta) sono quelle della battaglia più coraggiosa, a mani nudi, anzi nudi con le proprie forze con i marosi impetuosi. Una visionarietà al servizio di un'opera che deve stupire e sconvolgere nel profondo la fantasia spettatoriale, innervando i flussi emotivi, agitandoli per l'ideale bellezza di questa "avventura sui mari". Dimenticando il lato oscuro, le problematiche autentiche di una spedizione militare, i dolori, i disagi, il senso fatiscente di un'impresa di guerra. Anche qui quasi esclusivamente propaganda. © 2004 reVision, Andrea Caramanna |
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