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I Marciapiedi Di New YorkSidewalks Of New York - 1h 47'
Regia: Edward Burns Ci sono film sui quali è difficile orientarsi verso prospettive
creative dell'espressione. Su I Marciapiedi Di New
York pesa innanzitutto la sterilità dello stile, imputabile ad una
ostinata fiducia nella parola, che alla fine si riduce
soltanto al guizzo dell'interpretazione attoriale. Lo sguardo cinematografico
produce atmosfere e stilemi del cinema indipendente e documentario o perlomeno
della commedia brillante: la camera a mano, le interviste, la confessione
diaristica, le battute fulminanti dei dialoghi. In effetti
il film tende ad esaurirsi nelle convenzioni narrative di un genere ben
rappresentato da almeno due decine d'anni soprattutto da Woody Allen. Proprio
quest'ultimo pur non abbandonando la componente
individuale ed intimistica, vagamente autoreferenziale, ha sapientemente
rivolto lo sguardo più in profondità verso i generi cinematografici, in
particolare la commedia noir, il gangster movie e il musical, per operare le
opportune divagazioni ed interpretazioni personali.
Il regista Edward Burns sembra davvero credere ai casi psicologici dei suoi personaggi, non preoccupandosi di renderli automaticamente, per la loro schematica immobilità, poco credibili o semplicemente noiosi. Vale la stessa considerazione per lo sfondo, una Manhattan finalmente senza le torri gemelle cancellate, mostrata solo dal punto di vista borghese. Non a caso la narrazione focalizza ad un certo punto l'osservazione, ma è solo un tentativo non riuscito, sul punto di vista di chi abita fuori Manhattan o almeno è originario di altri quartieri come il Queens ed appartiene, la considerazione sa molto di pregiudizio, a fasce di reddito meno abbienti. Ma i percorsi narrativi fanno affiorare soltanto le trite nevrosi delle coppie borghesi. Si parla di matrimonio, di relazione tra sesso e amore, si straparla
di sesso (di solito quando se ne fa poco… ) e amore senza ironia, come se ad
esprimersi fossero identità in cui si manifestano complessi vari, traumi
irrisolti. Sindromi da onnipotenza virile, ossessioni da mogliettina fedele e
salva matrimonio, conflitti insanabili (comici?) per cui
la monogamia con l'amante è una conquista degli europei, soprattutto italiani e
francesi. C'è quasi da sorprendersi di fronte alla esplicazione
così superficiale delle esistenze di uomini e donne contemporanei. L'effetto
deja vu è rafforzato da un perverso anacronismo delle prospettive di vita
di questi personaggi. Adulti che sono
rimasti bambini. Burns cerca di convincere se stesso e lo spettatore a
contemplare questo "mondo" con tenerezza e comprensione.
Ma davvero non riusciamo a vedere alcuna corrispondenza tra
i sentimenti mostrati e quelli appartenenti concretamente all'umanità newyorchese
come a tutto il genere umano. Forse Burns pensava solo di divertire e
divertirsi, nella parte che interpreta del piacente Tommy Riley, ma il film è
uno degli oggetti più insignificanti visti di recente.
© 2002 reVision, Andrea Caramanna |
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