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Mamma Mia!1h 45'
Regia: Phyllida Lloyd Correva l’anno di grazia 1974. Con "Waterloo", accattivante canzone in concorso diffusa
per Eurovisione, il pop nordico degli ABBA si fece notare al telepopolo dei consumatori di 33 e 45 giri, raggiungendo presto
il vertice delle hit parade di allora. L’anno successivo fu la volta del loro secondo singolo, "Mamma mia", che scalò le classifiche
del Regno Unito arrivando al primo posto e conquistando un successo internazionale. Da quel momento, per la fortunata band
conduttrice di effimero qualitativamente dosato, la strada fu tutta in discesa. Gli ABBA si trasformarono in evergreen, reggendo
agli scossoni dei mutamenti di rotta generazionali, mantenendo fans via via sempre più attempati e conquistandone altri con il
gusto per il retrò doc. Ressero anche il difficile confronto con il tornado estetico che caratterizzò gli anni settanta dell’evocativo,
rivoluzionario rock dei Deep Purple, Genesis, Rolling Stones, Pink Floyd, King Crimson, tutte band (insieme ad altre) promulgatrici
di sound originalissimi che sapevano infiammare ed ispirare esplosioni non solo emotive. Ma loro resistevano consumando la
freschezza frizzantina dell'orecchiabilità facile facile che induceva al ballo anche i più riottosi: un successo mantenuto con
coerenza sino al fatidico 23 marzo 1999 quando, al Prince Edward Theatre nella West End di Londra, debuttò il musical del loro
motivo più duraturo, Mamma Mia!. Libretto firmato da Catherine Johnson, canzoni composte da due membri del gruppo, i
maschietti Benny Andersson e Björn Ulvaeus (con la collaborazione, per qualche brano, di Stig Anderson), regia teatrale di Phyllida
Lloyd ed entusiastici consensi di pubblico e critica che portarono il lavoro fino ai palcoscenici di Broadway. E, si sa, dalla
terra promessa del musical a quella del grande schermo il passo è breve.La versione cinematografica arrivata, dopo un notevole battage pubblicitario, nelle nostre sale reca la sigla della Lloyd per la regia e della Johnson in qualità di sceneggiatrice oltre alle due B degli ABBA come produttori esecutivi accanto a Tom Hanks e alla di lui moglie Rita Wilson. Insomma, una produzione a coppie (assenti le rispettive mogli dei componenti del gruppo) per una prorompente, colorata visualizzazione della trionfale pièce ambientata nell’isola greca di Kalokairi. Così si espande un inno vitalistico intriso di umori marini, con qualche necessaria nota malinconica (un passato capace di far emergere le sue dissonanze sul presente) e parentesi oniriche in cui il pittoresco e l’elegiaco ben si amalgamano alle screziature di un mare notturno irradiato dai riflessi lunari, col corollario immancabile (siamo in Grecia, dopotutto) dei cori interpretati da masse indigene all’uopo. La lunga esperienza teatrale della Lloyd è funzionale ad una tenuta del ritmo e del brio che sa citare con intelligenza i musical
della MGM che fu. La storiella, poi, è congegnata con astuta economia e riserva i suoi bravi colpi di scena, dosando gli elementi
genuinamente nostalgici con quelli più ammiccanti al gusto contemporaneo. Dunque, siamo sull’isoletta greca dove Donna (Meryl
Streep) gestisce una pensione ed elabora rimpianti ed aspirazioni affidando i sospiri ad un diario venuto in possesso della
figlia Sophie (Amanda Seyfried) in procinto di nozze. Dalle pagine di memorie affiora il passato di Donna, ex figlia dei fiori,
la quale ventuno anni prima intrecciò una relazione con tre uomini (erano i tempi dell’amore libero), ingravidata da uno di
loro fino al parto della pupa che, ormai cresciuta, aspira ad essere accompagnata al sospirato altare dal padre mai conosciuto.
Per questo vediamo Sophie, nell’incipit del film, sulle note di "Have a Dream", imbucare le tre lettere dell’invito a sorpresa
destinato a sconvolgere il torpore materno. Donna tira avanti con non pochi sacrifici: il denaro non basta mai e la pensione
necessita di una decisa ristrutturazione. Così i tre padri potenziali approdano a Kalokairi e finiscono segregati in soffitta
da Sophie ansiosissima del fatale riconoscimento. Primo amore di Donna alla quale è restato legato nel ricordo, Sean Carmichael
(Pierce Brosnan) è in cima alla lista: da giovane suonava la cornamusa ed ora è il socio senior di uno studio di architettura.
C’è poi Bill Anderson (Stellan Skarsgård), uno scrittore di viaggi che all’isola è legato in modo particolare, visto che la
sua famiglia è originaria di quei luoghi e che la prozia fu la proprietaria dell’hotel gestito dall’amata Donna, lasciato
dall’anziana in eredità a lei. E infine c’è Harry Bright (Colin Firth) che lavora nell’alta finanza e per il quale Donna rappresenta
il primo amore consumato in una certa estate.Il matrimonio tra Sophie e il broker Sky (Dominic Cooper) che, innamoratosi a prima vista è rimasto sull’isola, è anche l’occasione dell’incontro tra Donna e le due amiche di sempre, in gioventù componenti di una band ed entrambe single come lei: Rosie (una strepitosa Julie Walters), autrice di un best-seller culinario insieme alla facoltosa pluridivorziata Tanya (una fantastica Christine Baranski) che si sottopone a chirurgiche operazioni estetiche non arrendendosi alla maturità e collezionando avventure fugaci. Manco a dirlo, la cerimonia sarà l’ideale, festoso scenario per l’happy end di rito e questo nel corso di un irresistibile crescendo musicale che vede, tra i tanti momenti autocelebrativi, il cameo di Benny Andersson degli ABBA al pianoforte durante una sequenza ambientata in una barca. Mamma Mia! rende onore al tracciato teatrale nelle forme di un travolgente musical che ripropone la magica mitologia
di una solare Brigadoon del desiderio, zona franca di un Mediterraneo dell’anima dove si consumano amori di tutte le specie e
dove si saldano i legami filiali (Donna proietta sulla adorata figlia tutte le proprie sane aspirazioni) come quelli più tormentati
dai rimpianti: l’acqua, simbolo evidente di fertilità, vince sulla terra e l’utopia paradisiaca finisce comunque col trionfare
a dispetto dei consumati e ormai lontani piccoli inferni quotidiani.Gli interpreti partecipano al gioco esibendo il loro piacevole aplomb ed una prorompente, briosa vitalità. In un musical che privilegia una visione tutta al femminile delle cose, a conquistare la scena sono le attrici. La dinamica, espressiva, giovane e bella Amanda Seyfried è la rivelazione del film forte dell’esperienza conquistata attraverso una carriera televisiva costellata di partecipazioni a serie come "C.S.I.", "Law & Order" e "Doctor House" mentre sul grande schermo si è fatta notare nella commedia adolescenziale Mean Girls, nel film ad episodi 9 Vite da Donna di Rodrigo García e nel più tosto Alpha Dog di Nick Cassavetes. Ma è naturalmente Meryl Streep il perno su cui si regge l’impianto carismatico dell’impresa: alle soglie dei 60 anni la magnifica star della New Hollywood ancora in ballo svela una sorprendente energia e un’intensità carnale capace di commuovere come accade nel canto d’amore struggente "The Winner Takes It All" o nell’euforica manifestazione di stupore quando scopre i tre suoi uomini di un tempo segregati sfoderando i ben temperati acuti del motivo del titolo. Per la Streep è l'occasione di replicare, rovesciandone il segno, le densità sensuali della sua interpretazione di Francesca nell’epocale I Ponti di Madison County firmato da Clint Eastwood: lí era una donna che, in quattro giorni di ricercata solitudine, faceva scatenare una tempesta amorosa da troppo tempo repressa mantenendo intatta la propria fedeltà familiare; qui è un palpitante Prospero shakespiriano in gonnella che ha fatto della solitudine una ragione di vita, cercando di preservare l’integrità psicofisica della figlia e di esorcizzare i brutti ricordi del mondo reale per immergersi nella fatata irrealtà dell’isola dove albergano gli effluvi degli antichi miti di Olimpo. Nell’esaltare mai banalmente la cabalistica del numero perfetto, coniugando a coppie tre donne con tre uomini, Mamma Mia! rinnova l’irresistibile matematica del musical, concedendo persino il bis finale. Vedere (e sentire) per credere. © 2008 reVision, Francesco Puma |
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