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Essere John MalkovichBeing John Malkovich - 1h 52'
Regia: Spike Jonze E' una sorpresa americana, Essere John Malkovich, esercizio narrativo sul tema dell'inconscio. Non sarà nostro lo stupore dei
critici statunitensi, che gridano al miracolo; il cinema europeo è più avvezzo all'introspezione, al racconto psicologico. Dalla vena esuberante di due esordienti
(Spike Jonze, regista, e Charlie Kaufman, sceneggiatore) nasce un'opera attenta ai dettagli e densa di riferimenti, un'opera che, autoanalizzandosi, psicanalizza lo
spettatore. I suoi personaggi sono perfettamente integrati nel tessuto teorico, ridotti a pure funzioni. In una New York molto "letteraria" (Auster in primis) gli
autori accumulano metafore più o meno riuscite: John Cusack è un burattinaio infelice, e lo spettacolo di marionette che vediamo in apertura è una delle chiavi che ci
introducono in un universo ove la finzione è costantemente raddoppiata. John Malkovich è l'emblema del divismo: scoperto per caso il varco che conduce all'inconscio
dell'attore, il burattinaio condivide il segreto con moglie (un'irriconoscibile Cameron Diaz) e amante (Catherine Keener). Il viaggio "dentro Malkovich" dura 15 minuti,
l'entrata è al settimo piano (...e mezzo) di un palazzo per uffici, l'uscita avventurosa è sulla New Jersey Turnpike: i nostri eroi decidono di proporre l'irresistibile
esperienza a pagamento (aveva detto Andy Warhol: "Ciascuno di noi sarà famoso per un quarto d'ora").
Il film possiede un referente vasto e spesso le immagini lo restituiscono per luoghi comuni (vedi l'incontro con le "bassezze" del subconscio): manca forse la capacità
di inventare un percorso psicanalitico in piena autonomia, come hanno fatto Fight Club e ancora meglio Lulu On The Bridge.
In particolare la proporzione tra la scrittura e l'immagine, tra codici narrativi e visivi mette in luce meno le ripetizioni di Jonze (lo "schianto" sulla Turnpike) che
certi preziosismi di Kaufman (il primo colloquio tra Cusack e il datore di lavoro).In Essere John Malkovich l'apparato simbolico, costantemente esibito, è a tratti soffocante; e l'esercizio di stile, tanto ambizioso, può dirsi "insolito" (ma non riuscito). © 1999 reVision, Luca Bandirali |
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