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Un Lupo Mannaro Americano A ParigiAn American Werewolf In Paris - 1h 37' Dopo sedici anni il Lupo Mannaro Americano, creatura nata dalla fervida immaginazione di John Landis, torna a terrorizzare e
a far divertire l'Europa, ma se un tempo faceva tremare Londra, oggi scuote invece Parigi e... fin dalle fondamenta. E' qui,
infatti, che il regista pubblicitario Anthony Waller ha scelto di ambientare il sequel di Un Lupo Mannaro Americano A Londra
(film scritto e diretto nei primi anni '80 da John Landis), è qui che ha voluto condurre i neodiplomati Andy, Chris e Brad,
studenti americani curiosi e scavezzacolli, ed è sempre qui che, parafrasando il racconto di Landis, ha voluto che si confrontassero
con un gruppo di oscure creature della notte.Pur rimanendo fedele all'impianto narrativo e allo stile misto di horror e humour di Un Lupo Mannaro Americano A Londra, tuttavia, il sequel di Waller è ricco di trovate originali: bellissimo è, ad esempio, il volo che il protagonista, il maldestro Andy (Tom Everett Scott), fa dalla Torre Eiffel, malamente assicurato ad un elastico, per salvare una misteriosa quanto affascinante suicida, Serafine (Julie Delpy). Volutamente "primitivi" sono invece gli effetti speciali che cercano di creare una sorta di continuità con l'opera di Landis. Incalzante il ritmo che tiene incollato lo spettatore dall'inizio alla fine della pellicola, facendogli parzialmente dimenticare qualche incongruenza narrativa. Ben scelto il cast che vede accanto a una deliziosa Julie Delphy (Prima Dell'Alba) e ad un tenero Tom Everett Scott (Music Graffiti), un insolito Pierre Cosso e un'ironica Julie Bowen. Un film dunque, Un Lupo Mannaro Americano A Parigi, emozionante, divertente e spaventoso, dove tutto può accadere e in cui contano più la storia, la recitazione degli attori e una regia attenta degli effetti speciali. Mancano i colpi di genio presenti nella pellicola originale (vedi l'irresistibile abbinamento di "Blue Moon" alla trasformazione in lupo del protagonista), è vero, ma ciò non toglie che la versione moderna di Waller abbia un suo fascino. Incontro con Pierre Cosso e Anthony Waller Negli anni '80 era oggetto di culto delle ragazzine, poi come molti attori arrivati precocemente al successo era finito nel
dimenticatoio... Parliamo di Pierre Cosso, romantico protagonista de Il Tempo Delle Mele 2, di Cenerentola '80 e
di Windsurf - Il Vento Nelle Mani, favole adolescenziali che ne hanno fatto la fortuna, ma che ne hanno anche segnato
la condanna, imprigionandolo in un ruolo, quello dell'eroe romantico, difficile da scrollarsi di dosso. Tuttavia, dopo anni
di comparsate nel cinema e nella fiction tv e lezioni di recitazione (Cosso dice di aver iniziato a prenderne subito dopo
essersi visto recitare ne Il Tempo Delle Mele 2) è arrivato per l'attore francese dai grandi occhi azzurro cielo il
momento della riscossa: ritorna infatti sugli schermi nei panni di un cattivissimo uomo lupo nel sequel di Un Lupo Mannaro
Americano A Londra, ambientato in un'inquietante Parigi e diretto dal regista pubblicitario Anthony Waller.
- Pierre, l'abbiamo lasciata principe e la ritroviamo lupo mannaro, cosa è successo in questi anni? "E' successo che sono cresciuto e se quando avevo vent'anni mi proponevano le solite parti che si offrono a un giovane, quelle di figlio o di eroe romantico, oggi che ne ho trentasei riesco finalmente a vedermi proporre ruoli interessanti, ruoli dove posso finalmente esprimere qualcosa di diverso". - Quali effetti ha avuto sulla sua carriera il grande successo de Il Tempo Delle Mele 2? "Se da un lato il fatto di aver iniziato la mia carriera con un film di successo è stato un trampolino di lancio, perché da un giorno all'altro sono diventato molto famoso, dall'altro mi ha intrappolato in un'etichetta, quella del bello romantico, che a lungo mi è rimasta appiccicata addosso e di cui ancora fatico a liberarmi". - Come ha vissuto, ventenne, il grande successo, l'esplosione della popolarità? "Ho vissuto l'improvviso successo come una favola, senza tuttavia mai perdere il senso della realtà e questo grazie all'appoggio della mia famiglia e alla vicinanza di amici sinceri". - Pierre, se ad oggi dovesse fare un bilancio della sua carriera che cosa direbbe? "Fare ora un bilancio della mia carriera d'attore credo sia prematuro, perché, nonostante io abbia debuttato a vent'anni, credo che la mia carriera sia iniziata veramente solo adesso che ho acquisito la maturità, l'esperienza e la tecnica per creare personaggi diversi da me. Quando non hai strumenti non puoi far altro che personaggi che ti somigliano, cercando semplicemente di essere il più sincero possibile, ma questo non è veramente recitare, perché fare l'attore vuol dire essere capace di entrare in qualsiasi ruolo, mutare aspetto come un camaleonte. Anthony Waller è stato il primo a darmi l'opportunità di dimostrare al pubblico e alla critica che posso fare altre cose oltre a giocare con le mele e mi auguro che questa esperienza mi apra nuove strade. Nel frattempo, sulla scia del successo statunitense di Un Lupo Mannaro Americano A Parigi, mi sono trovato un agente a Los Angeles dove presto mi trasferirò". - Aveva visto il film di Landis? "Non lo avevo mai visto, né ho voluto vederlo prima di iniziare a girare Un Lupo Mannaro Americano A Parigi, perché non volevo esserne in alcun modo condizionato". - Sig. Waller, come nasce Un Lupo Mannaro Americano A Parigi? "Circa due anni fa la Polygram mi contattò per propormi la regia del sequel di Un Lupo Mannaro Americano A Londra, ma benché l'idea mi entusiasmasse, la sceneggiatura non mi convinceva affatto, perciò rifiutai, ma ero troppo interessato al progetto per rinunciarvi e così in seguito decisi di acquistare i diritti del film dalla Polygram e di produrlo, sceneggiarlo e realizzarlo da me". - Cosa l'ha convinta a mettersi in gioco in prima persona? "A spingermi a rischiare in questo progetto è stata l'opportunità che il film mi offriva di mescolare generi diversi, consentendomi così di sperimentare una più vasta gamma di emozioni. Adoro mescolare i generi, ma raramente le case di produzione ti consentono di farlo, perché ritengono che un film dal genere indefinito crea problemi nelle vendite e disorienta il pubblico, idea questa che naturalmente non condivido, e così mi sono autofinanziato". - Prima di iniziare le riprese ha rivisto il film di Landis? "Sì, e devo dire di esserne rimasto un po' deluso, perché ne conservavo un ricordo migliore. Rivedendolo, infatti, l'ho trovato un po' datato". -Come è stato accolto negli Stati Uniti Un Lupo Mannaro Americano A Parigi? "Per essere un film europeo indipendente, Un Lupo Mannaro Americano A Parigi ha ottenuto un'ottima accoglienza incassando nei primi undici giorni di programmazione più di venti milioni di dollari, nonostante fosse uscito contemporaneamente a dieci grossi film americani". - Perché ha scelto proprio Parigi per ambientare il film? "Perché Parigi come città rappresentava perfettamente le due anime della storia: quella cupa e quella romantica. Ironia della sorte ho poi scoperto, parlando con John Landis, che la prima ambientazione di Un Lupo Mannaro Americano era proprio Parigi, poi sostituita da Londra per ovviare a difficoltà di tipo linguistico". - Cosa le ha fatto pensare che Pierre Cosso fosse l'attore giusto per vestire i panni di Claude, cattivissimo uomo lupo? "Quando ho incontrato Pierre mi sono subito reso conto del suo forte fascino, un fascino magnetico che poteva, con i giusti accorgimenti fisici, assumere quel qualcosa di sinistro che caratterizza il personaggio di Claude. Ricordo che rimasi molto impressionato dal modo in cui Pierre si presentò al provino: entrò con due uova in mano e per tutto il tempo della conversazione non fece che giocherellarci. Pensavo che da un momento all'altro le avrebbe spiaccicate sul tavolo e invece niente. Alla fine del colloquio fu con grande tranquillità che mi disse: "Con queste fatti una frittata". In quel momento capii che era lui l'attore che cercavo". © 1998 reVision, Maria Stella Taccone |
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