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Una Lunga Lunga Lunga Notte D'Amore2h 04'
Regia: Luciano Emmer Una commedia agrodolce sul fuoricampo, sull’assenza di un corpo amato, lontano nell’ombra e nel silenzio; sull’urgenza e il desiderio
di trascinare questi corpi in campo, nell’abbraccio della cinepresa. Sei storie, ognuna con il proprio altrove da inseguire. Il primo fuoricampo è la luce: il film si
svolge il 21 dicembre, la notte più lunga dell’anno. Marcello e Irene si incontrano alla stazione: lui è un uomo maturo, ex giornalista, sensibile e dolcemente avvilito; lei
una ragazza in fuga, le cui vere ragioni resteranno avvolte nel mistero. Anche Elena fugge in un’autostrada affogata nella nebbia, tormentosamente rincorsa dagli appelli
increduli del marito al telefonino. Carla, ansiosa e vittimista, attende tutta la notte l’arrivo del suo amante, un uomo sposato che in realtà la disprezza. Egle,
responsabile di un centro di estetica, invita tutti i suoi colleghi di lavoro ad una cena: sta per sposarsi con un uomo ricco che le permetterà finalmente di abbandonare,
di cancellare come un brutto sogno, la propria esistenza umile. Teresa è una giovane ragazza cieca che non abbandona mai la propria stanza: con la sua adorata radiotrasmittente
si invaghisce di voci remote, stringendo amicizie e affetti che evaporano alle prime luci dell’alba. Un tenero cagnolino attende tutta la notte davanti al cancello di una
villa l’uscita della sua compagna.
Le rughe del grande Giancarlo Giannini, il broncio stranissimo di Isabelle Pasco, il sorriso stressato e risoluto di Ornella Muti; e soprattutto lo sguardo indifeso di Silvia De Santis, che in un guizzo stupendo, parlando alla radio della spiaggia e del sole, si infila improvvisamente gli occhiali scuri e resta immobile per un attimo infinito, già lontana. Emmer lascia fuori campo anche i corpi dei suoi attori, per innamorarsi dei loro volti; li imprigiona in locali bui, li tormenta di black-out, li circonda di mobili nerissimi... Nega insomma alle loro vicende qualsiasi parvenza di fisicità, riducendole ad un vapore intangibile fatto di attese, rumori, parole bisbigliate. E in questa rarefazione ammirevole si perde (purtroppo?) anche la trama, la possibilità di inventare e stupire attraverso un racconto, un cambiamento di prospettiva, un "incidente" che faccia progredire l’aneddoto. Ma forse per Emmer (reduce da un "fuoricampo" dal cinema di finzione lungo dieci anni) e per tutta la commedia sentimentale italiana anni ’50, la vera maestria narrativa consiste proprio in una rilassante prevedibilità. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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