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Lunedì MattinaLundi Matin - 1h 45'
Regia: Otar Iosseliani Imbarazzante. Lo è scrivere questo articolo su un film di un autore da anni considerato tra i maggiori cineasti europei, di quel
cinema ancor oggi definito d'autore, come se tale definizione esenti da qualsiasi critica negativa, per timore di essere tacciati d'incompetenza se non di scarsa
capacità d'analisi. Lo confermano le parole spese a volte con fervore nei confronti di Lunedì Mattina, ultimo film di Otar Iosseliani.Imbarazzante è assistere alla visione di un film che non ha nulla da dire - "dire" sta per esigenza di esprimere un idea, un punto di vista, con senso e finanche senza senso, ma in ogni caso qualcosa che spinge in fuori tanto da prendere una consistenza palpabile -, tedioso quanto basta per mettere alla prova un pubblico che pure, se paga un biglietto per un film di Iosseliani, ha sicuramente elementi per comprendere, per accingersi a recepire un "testo" non di facile fruizione, non omologato al linguaggio meanstream del cinema di oggi. Eppure all'inizio ci si sentiva autorizzati ad aspettarsi il meglio. Un uomo esce da casa con le scarpe in mano, infila degli zoccoli per raggiungere la sua auto per poi lasciarli accanto ad essa, sicuro di ritrovarli dove li ha lasciati la sera rincasando e attuare il procedimento inverso. L'uomo raggiunge una stazione da dove prende un treno che lo porta, insieme con altri, sul luogo di lavoro e come gli altri fuma molto, tanto che si separano a fatica dalle sigarette che sono obbligati a spengere, come se dovessero abbandonare un'amante che li soddisfa. La storia si ripete davanti ai cancelli dell'industria. Vietato fumare, anche se ben altro fumo è quello che li avvolge, anche se il luogo di lavoro espelle liquidi di vario colore. Sembra la denuncia nei confronti di una legge realizzata per difendere la salute del cittadino, teoricamente usurpando il diritto di decidere volontariamente cosa fare di se stessi (e, mi sia concesso, anche degli altri?), cittadino comunque vittima dell'inquinamento ambientale, non deciso volontariamente dai singoli. Quindi, si fuma tanto in Lunedì Mattina, si beve tanto, si agisce indifferenti agli oggetti che ci influenzano quotidianamente - è il caso dei due ragazzi che
al posto di un cellulare utilizzano un telegrafo -, si attuano gesti e comportamenti senza nessun filtro sociale e senza avvertire il benché minimo senso di colpa.
Come dire... ci fa piacere, potremmo anche essere d'accordo, ma... perché farne un film, insomma per quale motivo dovremmo assistere a una lunga sequela di sigarette
accese e poi spente, di grandi bevute sui tetti di Venezia con un amico, guarda un po', anch'egli operaio addirittura nel Porto di Marghera (e poiché per l'Italia la
vicenda Marghera è una ferita aperta e sempre lì visibile come se niente fosse, ci saremmo aspettati tutto tranne quello che appare con evidenza essere un utilizzo
strumentale alla storia (?) e niente più), di ragazzi che dipingono San Giorgio e il drago... insomma, dov'è il bandolo della matassa? E per quale motivo contrapporre
alla famiglia dell'operaio francese i dirimpettai benestanti, se questi rimangono lì come un simbolo e niente più? Dovremmo esaltarci di fronte a immagini come quella
del ragazzo che vediamo costruire qualcosa per poi capire che è un deltaplano, quindi volo e quindi simbolo di libertà? Simboli, simboli... materia che si sgonfia a
causa di una regia a tratti elementare, da una mano che sparge segni senza nessun controllo, neppure una vera idea portante che li unifichi, che le offra sostanza. E se Lunedì Mattina invece di portare la firma di Iosseliani, portava quella di uno sconosciuto, staremmo qui a scriverne, a cercare parole per giustificare un giudizio positivo o negativo? Non credo proprio. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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