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Lucky Break1h 47'
Regia: Peter Cattaneo C'era una volta un regista che sbancò i botteghini con un film su dei disoccupati che per sopravvivere fanno gli spogliarellisti....C'e un regista che vorrebbe replicare quel suo successo con un film su dei carcerati che vogliono evadere approfittando della messa in scena di un musical su Orazio Nelson.... Cattaneo, il quale a quanto pare ha dichiarato che il suo maestro è Ken Loach (il quale a sua volta giudicò negativamente Full Monty, figuriamoci quest'ultimo), ha affermato di aver voluto realizzare solo una commedia, come se fosse niente (e il suddetto film, nonostante tutto di ben altra fattura, cos'era?) La storia è quella di Jimmy, ladruncolo da quattro soldi, in prigione per aver tentato una rapina in una banca insieme ad un suo amico d'infanzia. Giunto in una prigione modello, Jimmy s'innamora di Annabel, assistente sociale che si occupa della riabilitazione dei detenuti, si scontra con il perfido secondino che ha come vittima particolare il compagno di cella di Jimmy - reo di aver sorpreso il poliziotto a masturbarsi -, si accattiva le simpatie del direttore appagando il suo amore per i musical e proponendogli di mettere in scena la vita musicata di Nelson, scritta dallo stesso direttore. Scopo? Naturalmente l'evasione. Il film è tutto qui, ovvero nella ricerca di gag già viste - il modo imbranato in cui Jimmy e l'amico tentano di rapinare la banca ricorda, rendendoci nostalgici, I Soliti Ignoti e l'alleniano Prendi I Soldi E Scappa - e la comicità, con cui la vicenda poteva e doveva essere sviluppata, appare inconsistente tanto da doverla cercare con fatica. A questo se si aggiunge una caratterizzazione dei personaggi affatto approfondita, abbiamo un quadro, direi, desolante della situazione, in cui James Nesbit è lontano anni luce da Robert Carlyle, sia per bravura che per fascino (va bene lo dico, mi ricordava un George Clooney di seconda mano con quei suoi ammiccamenti pseudosexy, se era ironico non me ne sono accorta!). A nulla è valso il tentativo di inserire la tragedia di un detenuto troppo ingenuo e sensibile per poter sopravvivere al sistema carcerario, intenzione vanificata dall'essere risolta
come un raro e fuggevole sipario, anzichè rendendola parte integrante della narrazione, per cui alla sua morte per suicidio non ci 'crediamo' più di tanto se il primo a non crederci è
il regista, il quale risolve l'evento con uno sguardo stizzito di Jimmy al secondino e nulla più. Incredibile dose di cinismo o incapacità nel fare crescere la storia tramite un episodio
così scatenante? C'è da chiedersi che ce l'ha messo a fare un suicida nella sceneggiatura, solo per farlo riapparire dopo i titoli di coda? O gli serviva un personaggio che fosse musicista,
quindi sensibile, per scrivere le musiche della vita di Nelson come da copione?
Cattaneo doveva essere chiaro, almeno durante la promozione del film. E' una commedia, ma non riuscita; c'è l'elemento drammatico, ma non ne sono convinto per cui dopo i titoli di coda faccio resuscitare il morto per rassicurare il pubblico che ce l'ho messa tutta; ci metto il secondino stronzo e ad un certo punto faccio apparire un altro detenuto anch'esso particolarmente stronzo e comunque un criminale vero è pur sempre un criminale; vediamo, un po' di favola romantica per cui faccio incontrare una donna e un uomo nelle docce di un penitenziario per una cenetta e poi rendo l'amore così meraviglioso da convincere il protagonista a restare per scontare altri due anni; ci metto Plummer nel ruolo del simpatico direttore..... La grande fuga dei personaggi è riuscita, non quella di Cattaneo, privo di quella spinta fondamentale, dote solo dei grandi corridori. Anche per giungere al traguardo del grande incasso ci vogliono polmoni di ferro e il successo è una strana, stranissima bestia, con sembianze tra le più diverse, bisogna anzitutto decidere che forma dargli. Concludo con una speranza, forse una piccola e insignificante preghiera. Che Cattaneo smetta di utilizzare per i suoi scopi tutte le categorie di sfigati che gli esseri più eletti di questa nostra generosissima società contemporanea creano e conservano con grande, grandissima attenzione. © 2002 reVision, Emanuela Liverani |
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