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Le Luci della SeraLaitakaupungin Valot - 1h 17'
Regia: Aki Kaurismäki Il cinema lieve e tagliente di Aki Kaurismäki ci ha abituato ai suoi personaggi
di perdenti, di goffi e allucinati antieroi allo sbando che sembrano usciti dalle più acute pagine di Dostoevskij o di Beckett.
Koistinen, il protagonista di questo magnifico Le Luci della Sera, è uno di loro. Di mestiere fa la guardia notturna
in un centro commerciale di Helsinki, vive in un seminterrato e si appassiona ai documentari televisivi sugli scorpioni. Quando
gli capita di commuoversi per un cane abbandonato dai suoi padroni, decide di condividere la stessa sorte della bestia provocando
una rissa (che il regista naturalmente non ci mostra soffermandosi invece sui dettagli del tavolo d’osteria, teatro dello scontro)
e finendo poi sanguinante sul marciapiede. La vita di quest’uomo ombra che pare votato ad una solitudine e ad una malinconia
irrimediabili s’impasta letteralmente con lo scenario notturno che la contiene, una città "noir" spettrale e materica come se
fosse disegnata da Hopper, un paesaggio da periferia industriale sofferente e svuotato d’identità che sembra produrre solamente
alcune inconsapevoli vittime di assurde ed oscure trame. Così capita al nostro di incontrare la sua femme fatale, la seducente
e gelida Mirja che lavora per conto di pericolosi gangster guidati da un sadico boss, incallito bevitore di Jergermeister, che
si bea scrutando dall’alto del proprio palazzo il territorio da dominare. Insieme alla donna, Koistinen frequenta deprimenti
concerti rock e tristi cinemini di quartiere prima di essere coinvolto in un vortice che lo condurrà in prigione (c’è di mezzo
il furto del codice di una gioielleria). Uscito dopo due anni, tenterà di rifarsi una reputazione trovando un posto da lavapiatti
in un ristorante ma l’incontro col boss suo persecutore procurerà in lui un fatale gesto di ribellione a cui seguirà un nuovo
pestaggio e l’ennesima, apparente sconfitta dalla quale, questa volta, risorgerà non da solo.
Dopo Nuvole in Viaggio e L’Uomo Senza Passato, Kaurismäki
dirige un’altra parabola di perdizione e redenzione che con i precedenti forma un ideale trittico. Le Luci della Sera
(titolo che evoca Chaplin e Simenon) non nasconde il proprio disincanto pessimistico ma ostenta una sottile sapienza umoristica
il cui tono è paragonabile a quello dei film dell’indimenticabile Jacques Tati (si veda la scena del prestito in banca, da
antologia dell’humour fou). Il regista procede per ellissi e illuminazioni nel narrare il deprimente girare a vuoto del suo
Koistinen, uomo senza qualità che ama il cinema d’azione e i suoi eroi impossibili desideroso com’è di emularli nel proprio
delirio d’impotenza. E’ uno dei suoi tipici personaggi in perenne attesa (ma Godot qui non viene nemmeno evocato come speranza),
destinato perennemente a subire, immerso in un desolante microcosmo i cui abitanti (che appartengono ad un bizzarro bestiario)
si svelano controvoglia, come in preda ad un’esoterica energia (tutti sono comunque emarginati come i tre barboni che vediamo,
in una sequenza, interrogarsi sulla sostanza filosofica di certi scrittori russi o come l’eterea donna del chioschetto, l’unica
che sembra provare qualche empatia nei confronti del protagonista).Avvolto in un variegato tessuto musicale che mescola abilmente gli struggenti tanghi di Gardel e le lancinanti arie di Puccini con le dissonanze rock dei Melrose, segnato da impalpabili e pittoriche notazioni da elegia del quotidiano che sembrano voler regalare la parola agli oggetti (il particolare delle focacce sul piatto mentre la coppia protagonista è impegnata a scrutarsi nel fatiscente interno della casa) questo film di straordinaria lucidità concettuale offre ai suoi attori la possibilità di una prova memorabile. Astrattamente intenso è il Koistinen di Janne Hyytianen al quale bastano poche espressioni per recitare il suo inacidito mal du vivre, mentre risulta clamorosa l’apparizione di Maria Jarvenhelmi, una Mirja che pare il clone rarefatto di Bette Davis in Schiavo d’Amore (e in una sequenza al supermercato ritroviamo nel ruolo di una muta cassiera, la "fiammiferaia" Kati Outinen, sorprendente rivelazione di quel film memorabile). La finale chiusura del cerchio, con l’immagine alla Bresson di Koistinen martoriato non solo fisicamente mentre al suo fianco compare un nuovo angelo della salvezza, sta a suggello di questo piccolo capolavoro di stile. Le Luci della Sera sarcastico teorema sulla marginalità intesa come categoria dello spirito, possiede paradossalmente, per lo spettatore, una rigenerante vitalità, qualità principale del grande cinema quando questo è capace di illuminare la realtà con l’abbacinante luce della verità poetica. © 2007 reVision, Francesco Puma |
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