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Lucía Y El Sexo

2h 08'

Regia: Julio Medem



Essere divorato dalla vita, dalla pienezza dei sensi. Per questo il mondo non può che rappresentarsi come spazio brutale dei desideri, del sesso, ma soprattutto spazio dei corpi interagenti tutti fra loro. Il sole e la luna, il mare e la roccia, e perfino gli appartamenti in città che diventano loculi dove copiosamente si versano liquidi: cibi e bevande (come il pesce che precipita dal piatto sul pavimento), sperma e sangue e sudori. Come se la materia densa coincidesse con l'ossessione psicologica di una scrittura. Lorenzo non può scrivere una storia senza esserne divorato. Anzi è già la storia, della vita, a divorarlo, a utilizzarlo come strumento di ridondanza: la materia che si riflette, si raddoppia, si moltiplica, nella parole del romanzo.
Medem supera come possibilità concreta della scrittura Adaptation di Spike Jonze. Almeno nella materializzazione degli effetti. Mentre lì c'era un onanismo perverso sui diversi percorsi narrativi, qui l'espediente "scrittura" è solo un segno labile nella rappresentazione massimale della corporalità del mondo. Lì c'era il pensiero, la nevrosi, qui la carne e il sangue. I riferimenti sono, non soltanto alla cinematografia spagnola di Almodovar e Amenábar per i cortocircuiti tra desiderio e storia, ma alla naturalezza selvaggia di opere italiane come Respiro (già nel titolo indica un atto del corpo) di Emanuele Crialese. Ritroviamo quasi identica la suggestione isolana, vale a dire il campo integro nel quale si propagano vere forze magnetiche. In fondo i vari legami tra i personaggi hanno sia una dimensione morbosa, sia una verità segreta, alchemica, che unisce il destino di vite diverse.

Medem cerca di esprimere queste forze oscure inserendo un mezzo come internet e le chat, facendo così contrastare ancora di più antico e moderno. In fondo sono solo alcune forze fondamentali a regolare la vita degli esseri umani, e queste forze sono le medesime della Natura (che qualcuno tenta di farci sentire artificiale). L'isola è l'espressione più diretta di queste potenze, tanto che fertilità e procreazione sono intimamente legati alle posizioni della luna e del sole, al calore della terra, alle onde del mare, alla luce e alle tenebre. La stessa vita può essere rubata crudelmente da un altro gesto spietato della Natura. La condizione dei personaggi è sempre animata dalla loro autentica natura. Non ci sono giri di parole per dire una semplice verità. Lo vediamo bene quando Lucia incontra Lorenzo per dichiarare il suo amore e i due infine se ne vanno pronti a scambiarsi le più intime effusioni erotiche. Medem è in grado di prolungare per due ore uno sguardo massimalista sul sesso, cogliendo falli in erezione, orgasmi esplosivi, gestualità e vestizioni degli amplessi, nonché i nudi più naturali che si possano vedere oggi al cinema. In questa disinibita espressione di un mondo orgogliosamente "animale" e "ferino" non c'è mai quel senso gretto di provocazione tanto italico (non solo di Tinto Brass per dire una cosa banale: che il sesso è gioia di vivere, ma per fortuna senza leziosità pruriginose), o quell'orgia voyeuristica e perversa di tanto cinema statunitense frustrato proprio nella capacità di rappresentare libido "liberate" da ipocrisie puritane (e affini). Il cinema di Medem è semplicemente sovraccarico ed eccessivo di materia (s)porca del corpo, non ha pensieri regolari né ipotesi di sceneggiature geometriche, perché nel racconto inizio e fine semplicemente si perdono, scorgendo nella parte centrale delle storie, ma non solo, quelle aperture sempre possibili - vere e proprie libertà di chi legge - dei piccoli buchi o delle vere e proprie voragini, che si possono attraversare, riconducendoci all'inizio o alla fine oppure da qualsiasi altra parte si riesca ad immaginare.

© 2003 reVision, Andrea Caramanna



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